Da qualche tempo ho deciso di diventare vegetariano, almeno ci provo. Per scelta ambientalista, penso che il mondo non possa reggere lo sfruttamento che gli stiamo imponendo. In mensa mi ritrovo a parlare con un collega, persona che reputo intelligente, e facendo discorsi da mensa gli racconto della mia scelta. Mi dice che capisce le mie motivazioni, però... però lui abita nelle valli bergamasche, le montagne sono sempre più abbandonate, ad esempio i cinghiali, che non sono autoctoni, si riproducono senza controllo e vanno controllati, l'unico modo è abbatterli. Mi racconta di un mondo in cui c'è bisogno di mantenere in equilibrio le risorse e chi le usa, se lui smettesse di mangiare i conigli dei nonni gli animaletti si riprodurrebbero troppo. Probabilmente mi ha raccontato una cosa corretta dal suo punto di vista, di uno che pur vivnedo nel mondo moderno ha mantenuto una visione del mondo immediatamente circostante derivata da generazioni e generazioni di contadini e montanari. Probabilmente ci potrebbe anche essere un modo per mantenere l'equilibrio vivendo da vegetariani anche in quei posti, non posso saperlo. Io vivo in un altro mondo, non allevo animali, le carni ed i pesci che potrei mangiare potrebbero arrivare da qualsiasi parte del mondo, anzi l'unica cosa certa è che non arrivano da nessuna cascina nel raggio di 50 km. In questo contesto la mia scelta è giusta, da un punto di vista ambientale ma anche etico, ne sono convinto. Però le parole del mio collega mi hanno fatto riflettere, non sempre esiste qualcosa che è bene in modo assoluto, dipende spesso dal contesto, spaziale e temporale, e pure dai parametri con cui valutano le possibili scelte etiche.20 luglio 2011
Il comportamento etico è spesso relativo
Da qualche tempo ho deciso di diventare vegetariano, almeno ci provo. Per scelta ambientalista, penso che il mondo non possa reggere lo sfruttamento che gli stiamo imponendo. In mensa mi ritrovo a parlare con un collega, persona che reputo intelligente, e facendo discorsi da mensa gli racconto della mia scelta. Mi dice che capisce le mie motivazioni, però... però lui abita nelle valli bergamasche, le montagne sono sempre più abbandonate, ad esempio i cinghiali, che non sono autoctoni, si riproducono senza controllo e vanno controllati, l'unico modo è abbatterli. Mi racconta di un mondo in cui c'è bisogno di mantenere in equilibrio le risorse e chi le usa, se lui smettesse di mangiare i conigli dei nonni gli animaletti si riprodurrebbero troppo. Probabilmente mi ha raccontato una cosa corretta dal suo punto di vista, di uno che pur vivnedo nel mondo moderno ha mantenuto una visione del mondo immediatamente circostante derivata da generazioni e generazioni di contadini e montanari. Probabilmente ci potrebbe anche essere un modo per mantenere l'equilibrio vivendo da vegetariani anche in quei posti, non posso saperlo. Io vivo in un altro mondo, non allevo animali, le carni ed i pesci che potrei mangiare potrebbero arrivare da qualsiasi parte del mondo, anzi l'unica cosa certa è che non arrivano da nessuna cascina nel raggio di 50 km. In questo contesto la mia scelta è giusta, da un punto di vista ambientale ma anche etico, ne sono convinto. Però le parole del mio collega mi hanno fatto riflettere, non sempre esiste qualcosa che è bene in modo assoluto, dipende spesso dal contesto, spaziale e temporale, e pure dai parametri con cui valutano le possibili scelte etiche.19 luglio 2011
Sull'indignazione dei tempi moderni
Sulle pagine web dei quotidiani italiani della passata domenica hanno cominciato ad apparire articoli su un anonimo blogger che tramite facebook (qui il link alla sua pagina) sta raccontando i piccoli segreti sporchi della casta dei parlamentari. Gli articoli si sono visti su Repubblica, sul Corriere, la Stampa e così via. la notizia sta dilagando e Spidertruman (il nick usato dal misterioso blogger, sembra ex precario parlamentare, uomo o donna non è dato di sapere), ha anche creato un nuovo blog, isegretidellacasta.blogspot.com.
I fans, gli amici e come si definiscono le persone nell'era digitale stanno crescendo in modo esponenziale.
Chi sia il blogger non credo sia tanto importante, lo si potrebbe definire una sorta di pentito visto che come dice lo stesso autore per 15 anni ha fatto il precario dentro il Palazzo, ed ora che è stato licenziato vuole raccontare cosa succede. Certo si potrebbe dire che solo ora, solo dopo essere stato licenziato, si mette a raccontare, prima tutto andava bene, verrebbe da dire che anche lui sputa ora nel piatto in cui ha mangiato per anni. Però sarebbe troppo facile commentare così, senza sapere davvero chi sia questo personaggio, sempre che esista davvero (dubbio molto lecito visto come può essere usata la rete, anche se comincia a circolare una possibile identificazione). Con atteggiamento criticamente positivo diciamo che gli si può dare fiducia fino a prova contraria, attendendo di sapere chi sia veramente, e comunque verificando anche le informazioni di cui parla. Ad esempio gli sconti che una nota marca automobilistica fa/farebbe ai parlamentari. Non c'è nulla di scandaloso in quei numeri, sono sconti che vengono fatti da qualsiasi costruttore a qualsiasi azienda di dimensioni medio/grandi, forse sono pure sconti poco convenienti. Inoltre sembra che nessuna delle cose dette sia davvero una novità, anche se non è male ritrovarsele di nuovo sotto gli occhi tutte insieme, per i corti di memoria.
Rassegna stampa "speechless" del 19 luglio
“Noi non siamo come la Grecia” continuano a ripeterci, così alla fine ci credono anche loro. E allora la manovra “lacrime e sangue” passa tra le proteste di tutti perchè affama gli affamati, strema i malati, mette sul lastrico quelli che già ci stanno.
L'ISTAT ci da le ultime notizie sui poco più (sic!) 8 milioni di poveri relativi, ossia quelli che vivono con €992 mensili in due e poco più di 1 milione di poveri assoluti.
La femminilizzazione della povertà, che è un dato globale, è vero, ma l’Italia non se ne chiama fuori, anzi - l’occupazione femminile, la più bassa in Europa e la disparità salariale (il pay-gap come amano chiamarlo perché si capisca meno di che si parla) - si capisce immediatamente chi dovrà in particolare svenarsi e piangere, qualunque sia l’età.
Ma, diciamolo , l’accanimento è sulla povertà che, come dicono gli studi, è donna.
Qualcuno dirà "eccola di nuovo l'Eva che non capisce che il problema è delle donne e degli uomini insieme", che la manovra colpisce indiscriminatamente, senza tener conto di sesso, età, condizione. E invece proviamo a tirar giù notizie che ci fanno pensare.
17 luglio 2011
Notizie accaldate da non perdere - La rassegna stampa di Eva

Ci guardiamo intorno e siamo sempre più perplessi, anche in una calda mattinata domenicale di metà luglio: per esempio, leggiamo questo e ci permettiamo, senza essere dei moralisti, di chiederci dove si pensa di andare, di questo passo. Poi leggiamo questo e ci chiediamo dove siamo arrivati. Siamo arrivati qui e allora non abbiamo motivo di lamentarci, viene voglia di dire, anche perché ci pare che abbiamo bisogno di tutto l'aiuto possibile, non vi pare?
Per fortuna, c'è chi si preoccupa della nostra salute; insomma, come l'anno scorso, e come il prossimo, vogliamo scommettere?
Nonostante tutto, questa Italia che a noi italiani non piace è ancora meta di persone che cercano un posto dove stare, e forse saranno proprio loro che la salveranno.
Buona domenica.
16 luglio 2011
Il buono, il brutto e il calzone

Oggi parliamo di un piatto ad effetto che però è pronto con pochissima fatica: il calzone al forno.
Che va bene, tra l'altro, per organizzare una cena al volo, a condizione che si abbia l'accortezza di tenere in frigo una confezione di pasta sfoglia; suggerisco non quella surgelata ma quella fresca, che non ha bisogno di essere stesa con il mattarello e che reca con sé anche un foglio di carta da forno.
Per quattro persone, dunque, due patate non troppo grosse, una mozzarella da duecento grammi, meglio se non troppo fresca, ed una vaschetta di prosciutto cotto, oltre ovviamente alla pasta sfoglia.
Lessiamo le patate e nel frattempo prendiamo una placca del forno e stendiamoci sopra la pasta sfoglia (ovviamente con la carta da forno all'esterno). Pelate e sbucciate le patate, le tagliamo in fettine non troppo sottili e le piazziamo al centro della placca, per costituire la base del ripieno; sulle patate una generosa macinata di pepe nero e poi la mozzarella tagliata a fettine, e sulla mozzarella le fette di prosciutto.
A questo punto il meno è fatto: dobbiamo chiudere il calzone ripiegando i lembi della pasta sfoglia verso il centro, e magari è una buona idea aiutarsi con la carta da forno: così non dovrebbe strapparsi la pasta.
Forno a 180°, il tempo di far colorire la sfoglia: vi consiglio di non usare il grill, che agisce troppo in fretta e non c'è tempo sufficiente per sciogliere la mozzarella. Si accompagna con una buona birra di abbazia, e se cercate bene ne trovate anche di italiane, ottime.
Skoll!!
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