10 dicembre 2011

Il destino di un formaggio

In principio era la scamorza alla brace offerta da alcune pizzerie in alternativa al crostino, poi abbiamo scoperto il fiore sardo alla piastra, scegliendo tra le tante specie di pecorino offerte dall'isola.
Ma l'evoluzione non conosce limiti, e leggiucchiando qualche libro di ricette, di quello che invadono ormai gli scaffali delle  librerie, ho trovato un'altra versione, decisamente interessante.
Si tratta di un ricetta siciliana che mi sono permesso di adeguare alle disponibilità del mio frigorifero utilizzando un paio di spicchi di formaggio di capra.
Ho cominciato facendo scaldare appena appena e a fuoco dolcissimo l'olio in una padella antiaderente, con l'aglio ed una punta di peperoncino; intanto ho tagliato gli spicchi per ottenere delle fette di spessore omogeneo ed ho eliminato la scorza.  Non appena l'olio ha cominciato a sfrigolare ho posato molto delicatamente il formaggio nella padella, e l'ho fatto andare per cinque minuti da una parte e cinque dall'altra: il tempo di cottura dipende ovviamente dallo spessore del formaggio e dalla consistenza, un pecorino stagionato dovrà restare sul fuoco più di una caciotta fresca, ma possiamo dire che quando l'olio comincia ad essere sporcato dal formaggio che fonde siamo quasi arrivati.
A questo punto ho alzato la fiamma per lasciar formare, da una parte sola, una crosticina, e l'ho messo in tavola bollente, bagnandolo con una parte dell'olio.  
Ci sta bene un bel Corvo Rosso di Salaparuta, o magari un Nero d'Avola, e non dimenticate il pane, magari quello siciliano impastato anche con le patate.

6 dicembre 2011

Minimo discorso sui massimi sistemi

Ultimamente mi è capitato di leggere di alcune morti, o meglio di suicidi, assistiti o meno. Quelli che fanno notizia sono di personaggi noti, quando si tratta di Lucio Magri, si può pensare che si tratta di personaggio che ha fatto delle scelte estreme nella sua vita e così ha fatto con la sua morte.
Oppure se si legge di Mario Monicelli  si può pensare che sia comprensibile per un intellettuale come lui.
Come è comprensibile nel caso di un artista come Luciano Franceschini.
Ma quando è qualcuno "normale", qualcuno come noi a decidere di togliersi la vita? La tentazione è mettere l'etichetta di "insano" per non doversi confrontare con questo gesto, che forse di insano non ha nulla ma che certo è estremo. Più facile volare alto e discutere di artisti ed intellettuali, insomma di gente diversa, che sta fuori dal rassicurante cerchio in cui ci si trova fra simili.

Rassegna stampa informativa e urgente

L'Eva che scrive oggi ha la testa piena di immagini e parole, e proprio mentre si mette davanti al suo laptop per iniziare una rassegna stampa degna di questo nome, inizia la diretta dal Parlamento, si chiede la fiducia sulla manovra. Si fa appello all'Italia "seria ed europea" a uno sforzo grande e urgentissimo, e all'orgoglio nazionale. 
Il Professore in Parlamento richiama l'attenzione degli "scolari" deputati e infonde fiducia. Però...c'è di sicuro qualche però. 
I costi saranno alti, e ci sono dei vuoti che si spera siano dovuti solo al poco tempo avuto a disposizione, ricordiamoci che il governo è in carica da diciotto giorni, si può fare meglio e di più, speriamo che il buon senso aiuti a riempire le tante lacune su evasione fiscale ed equità, e che anche l'Europa reagisca responsabilmente.
E mentre siamo tutti concentrati a capire come e se ne usciremo vivi da questa tempesta perfetta, chi era prima al Governo gioca a chi la spara più grossa. Non ci piace tanto questa la manovra, di sicuro non si esulta, siamo a rischio recessione, ma ci piace ancora meno questo massacro delle istituzioni, come se  i rappresentanti della Lega, benchè verdi, provenissero da un altro pianeta (che non esiste) e non ci piace che dal noto "pulpito" si blateri di equità, quando basterebbe questo.
Se diamo un'occhiata al resto del mondo, in Russia Putin vince ma, come si dice nel calcio, non convince, si temono brogli e qui, in Siria ci chiediamo cosa si aspetti ancora.

4 dicembre 2011

Un bacio, lungo come la mia manovra - La rassegna stampa (equa) di Eva

In questa mattina di dicembre, dopo che ieri qui a Roma si sono alternati sole e pioggia, siamo semplicemente in attesa di sapere quello che il Governo ci cucinerà per il prossimo futuro, ma un giro d'orizzonte lo facciamo ugualmente.
Possiamo cominciare da qui, per esempio, per ricordare che in Italia si muore ancora di febbre altissima, e non è una bella cosa.
Poi ci sarebbe questa storia, che conferma come studiare è veramente utili, o questa, che dimostra che internet a qualche cosa serve.
La bolletta dell'ENEL è troppo elevata? Non per questo signore, che è comunque preferibile a quest'altro, secondo noi.

3 dicembre 2011

La compagnia dell'agnello


Ovviamente dipende dalla stagione, in genere si mangiano a Pasqua, ma ormai si trovano quasi tutto l'anno, un ristorante di cui sono cliente propone addirittura quello della Nuova Zelanda, e non è precisamente a chilometri zero, ma tant'è.
Sto ovviamente parlando dell'agnellino di latte - a Roma si dice abbacchio - o anche capretto molto giovane, altrimenti prende un gusto veramente troppo forte.  E se avete problemi etici, senza rancore, ci vediamo la settimana prossima.
Se state ancora leggendo, vi suggerisco invece una semplice cottura anche di un agnellino non troppo giovane che possa in qualche modo dominarne il sapore.
La coscia,fatta tagliare dal macellaio (non provate neanche a farlo a casa) come per preparare degli ossibuchi, è indubbiamente la parte con più sostanza, e quindi la più indicata.
Ungete con una certa generosità la placca del forno di olio extra vergine di oliva e poneteci sopra le fette di carne, condite con poco sale, pepe, prezzemolo ed aglio; negli spazi liberi, ancora qualche spicchio d'aglio e patate tagliate a fette abbastanze grosse, diciamo a quarti.
Forno a 180 gradi (senza grill) ed un'oretta di pazienza, con la precisazione che la placca dovrà essere posta piuttosto in basso nel forno, altrimenti si rischia di dar fuoco a tutto il pranzo.
Godetevelo con un buon rosso dei Lazio: vi assicuro che esistono, a cominciare dal Cesanese del Piglio, che però è difficile da trovare nella forma tradizionale, con la punta di pepe.