26 marzo 2011

Risotto senza gloria


Lo so, sembra una contraddizione in termini, ma per una cena veloce si può proporre anche un risotto; e non un risotto qualsiasi, ma un risotto al salmone, quindi di un un certo tono. Se mi si consente il ricordo personale, un risotto come quello che sto per proporvi fece capitolare una gentile signora rimasta, invece, indifferente davanti alle ben più qualificate proposte di un ristorante di pesce nel Tridente di Roma.
Per due persone due pugni di riso preferibilmente vialone nano, una confezione di panna da cucina al salmone, una cipolla bianca non troppo grande, mezzo dado da brodo tipo vegetale, un cucchiaio di passata di pomodoro, un bicchiere di vino bianco molto secco e una noce di burro; per guarnire, una busta di salmone selvaggio affumicato (poi capirete perché). La passata di pomodoro ha solo una ragione estetica, in quanto colora di rosa il piatto, richiamando in maniera quasi subliminale il colore del salmone, ma il sapore non si sentirà.
Sciogliete il burro nella pentola a fuoco vivace e fate appassire la cipolla, abbassando la fiamma; quando sarà dorata alzate la fiamma e fate tostare il riso fino ad assorbire il burro, poi bagnate con il vino e lasciate evaporare. A questo punto aggiungiamo tutta la panna al salmone, la passata ed il mezzo dado, abbassiamo la fiamma e lasciamo cuocere: ci vorranno 18/20 minuti.
Non abbiate paura di assaggiare per controllare la cottura, il risotto troppo al dente è immangiabile. Se necessario possiamo aggiungere, durante la cottura, una tazzina da caffè d'acqua, e poca per volta, altrimenti si abbassa troppo la temperatura di cottura.
Mentre il risotto cuoce, tagliamo a striscioline (vanno benissimo le forbici) il salmone affumicato, che servirà per la guarnizione, da effettuarsi direttamente nei singoli piatti; dopo aver sporzionato, disponiamo le striscie di salmone a raggiera sul riso. Attenzione, se non è salmone selvaggio, col calore del riso diventa bianco, e non è bello.
Mi raccomando, accompagnatelo con lo stesso vino che avete usato per la cottura, e sarà un successo.

25 marzo 2011

Le notizie da non perdere - La rassegna stampa di Eva



Stando a una stima delle Nazioni Unite in Asia ci sono circa 100 milioni di ragazzi in più rispetto alle ragazze. L’economista indiano Amartya Sen, Premio Nobel per l’economia nel 1998, definì questo divario di genere “ il mistero delle donne mancanti”, ovvero quelle donne che esisterebbero oggi se non fosse per l’aborto selettivo, l’infanticidio, e la discriminazione economica.
Ora il numero delle “donne mancanti” è sicuramente superiore perché nonostante il tenore di vita nei paesi asiatici abbia fatto registrare un’impennata, il divario di genere si è comunque allargato. In molte società asiatiche, e l’India non fa eccezione, le ragazze godono di minore attenzione rispetto ai ragazzi perché sono economicamente sottovalutate.
(da "il Journal")

Amnesty International ha chiesto alle autorità egiziane di indagare sulle gravi denunce di torture, compreso l'obbligo a sottoporsi a "test di verginità", inflitte dai militari alle donne che hanno preso parte alle manifestazioni al Cairo.
Il 9 marzo, dopo aver disperso con la violenza una manifestazione in piazza Tahrir, i militari hanno arrestato almeno 18 donne. Queste hanno poi riferito ad Amnesty International di essere state picchiate, sottoposte a scariche elettriche, obbligate a denudarsi mentre i soldati le fotografavano e infine costrette a subire un "test di verginità", sotto la minaccia di essere incriminate per prostituzione.
Il "test di verginità" costituisce tortura quando è eseguito con la forza o sotto coercizione.

Se Milano piange Napoli non ride. I tradimenti uniscono l’Italia!
L’Associazione avvocati matrimonialisti italiani (Ami) accende una faro sulle infedeltà coniugali e svela che il 60% delle crisi in un matrimonio, sono dovute al tradimento di uno dei partner con un collega sul proprio luogo di lavoro. Secondo i dati raccolti dall’associazione Ami, il tradimento avviene sul luogo di lavoro tra colleghi che spesso instaurano vere e proprie relazioni amorose anche durature negli anni.

Si, però, l’ottimismo dei napoletani si riconosce nel bicchiere mezzo vuoto, o meglio, meno pieno della visione napoletana. E allora per consolarci il Corriere del Mezzogiorno che riporta così la notizia:
Ufficio che vai, amante che trovi: l’associazione avvocati matrimonialisti italiani, presieduta da Gian Ettore Gassani, stila la classifica delle cause delle separazioni e delle città italiane a rischio sindrome «Guerra dei Roses». È il tradimento, con il 40%, è in cima alla graduatoria delle cause di divorzio e separazione

E per gli amanti degli scatti una segnalazione:
Sono aperte, fino al 31 marzo, le iscrizioni a "Scatta contro la discriminazione", il concorso fotografico europeo di Amnesty International che intende mobilitare le persone affinché esprimano la loro visione di una società europea più giusta e inclusiva, attraverso la creatività e l'immaginazione.
Possono partecipare al concorso tutte le persone, al di sopra dei 14 anni di età, residenti in Italia, e che non siano fotografi professionisti, che vogliono contrastare il pregiudizio e gli stereotipi e promuovere la diversità attraverso le immagini.

24 marzo 2011

2 notizie da non perdere - La rassegna stampa di Eva del 24 marzo

Ieri è morta Liz Taylor.
Foto di Douglas Kirkland
Una delle ultime dive, con una vita in cui è sempre stato labilissimo il confine fra realtà e cinema, dove l'eccesso l'ha fatta da padrona, ma senza che l'opinione altrui ne condizionasse mai le scelte.
Potremmo raccontare anche noi milioni di storie su di lei, i suoi personaggi cinematografici, i suoi infiniti mariti (ma uno più marito degli altri), l'alcol, le crisi, la lotta all'Aids, ma la rete è stracolma di coccodrilli, non si sente alcun bisogno di un altro.
Noi ci limitiamo a salutarla guardandola in quegli occhi che hanno bruciato la pellicola e il nostro immaginario per sempre.


Parlando di donne molto meno piacevoli, ricordate la storia del presunto finto master di Daniela Garnero (Eva sposa la mozione "Non chiamarla più Santanché")?
Puntuale è arrivata la smentita, che va letta con un briciolo d'attenzione, insieme alle dichiarazioni rilasciate dalla stessa Garnero poco dopo la pubblicazione della notizia. Sia lei sia l'Università parlano solo di "frequentazione" del master.
Comunque, vi terremo aggiornati.

23 marzo 2011

Uno scatto al femminile.

Nel leggere “Il mio ritratto”, biografia della fotografa Margareth Bourke-White mi ha colpito questo suo pensiero "la fotografia non dovrebbe essere un campo di contesa fra uomini e donne"…”in quanto donna è forse più difficile ottenere la confidenza della gente e forse talvolta gioca un ruolo negativo una certa forma di gelosia; ma quando raggiungi un certo livello di professionalità non è più una questione di essere uomo o donna", è sulla base delle successive riflessioni su questo “campo” di contesa che ho deciso di raccontarvi l’esperienza di una giovane donna che ha deciso di fare della fotografia il proprio campo di battaglia lavorativo ed esistenziale.
Cristina come è nata la tua passione per la fotografia?
Forse proprio perché non c’è una data, mio padre fotografava, io adoravo guardare gli album di famiglia, ho sempre avuto una macchina fotografica in mano, ho sempre guardato il mondo dietro ad un obiettivo.

Quando hai capito che potevi trasformare questa passione in un lavoro?

Ho capito che DOVEVO trasformare la mia PASSIONE in qualcosa di remunerativo il giorno che dopo essermi piegata per 20 anni ad un lavoro amministrativo che non mi ha mai dato gratificazioni e soddisfazioni sono stata brutalmente licenziata. Ho capito che DOVEVO trasformare la mia Passione quando sul curriculum mi sono rifiutata di mettere le mie referenze accumulate in vent’anni d’ufficio. Ho capito che non mi spaventava allontanarmi da un lavoro SICURO, per spostare il confine verso il mio SOGNO.

In che modo hai compreso che vale la pena scommettere su se stessi, quando magari la società ci impone l’abbandono dei sogni per un “comodo” lavoro?

Su questo punto sono stata molto facilitata, non ho il peso di un mutuo sulle spalle, non ho delle bocche aperte da sfamare che contano sulla mia entrata mensile. Con il trattamento di fine lavoro mi sono presa tempo, ho affiancato fotografi, mi sono iscritta a corsi di fotografia, sono tuttora iscritta ad un corso di fotografia artistica e ad uno di fotoritocco. Nel frattempo ho realizzato che la fotografia non è solo quella solitaria e viscerale che mi ha aiutato come un buon analista, ma poteva essere CONDIVISA!!!! Preso atto di questo ho cominciato ad avere fiducia e quindi visibilità, le mie foto hanno cominciato a girare per il web e per concorsi, per mostre e per negozi. Tutte le mattine mi ridisegno la vita.
 
Cosa ti piace immortalare nei tuoi scatti? Cosa rappresenta per te la fotografia?
La fotografia per me è l’ordinario che mi circonda, non è mai lo straordinario come può essere una vacanza esotica o posti che non conosco. Amo usare la fotografia per rendere straordinario il mio quotidiano, per sbalordirmi delle piccole grandi cose che respiro ogni giorno. La fotografia per me rappresenta il modo di raccontarmi, di mostrare agli altri quello che vedono i miei occhi e come lo interpretano

Il servizio fotografico che ti ha segnato di più?
Ogni scatto è un'esperienza nuova, ogni giorno imparo qualcosa, se devo proprio rispondere ti dierei mi hanno segnato i primi scatti su commissione, dove non sono riuscita a fare emergere la personalità del soggetto, da questo è derivato tutto un mio studio, un approfondimento per fare in modo che tutto questo non succedesse più!!!
 
Come diceva la Bourke-White la fotografia non dovrebbe essere un campo di contesa fra uomini e donne, quindi seconde te uomini e donne che fotografano sono simili o diversi? Insomma esiste un modo di fotografare al femminile?
Che bella domanda!! sono giunta a questa conclusione: Credo che esistano foto belle e foto brutte, sia di uomini che di donne!!! Secondo me è' la SENSIBILITA' di chi guarda dentro l'obiettivo che fa la differenza, la percezione è sicuramente diversa da soggetto a soggetto, ma questo credo derivi più dal proprio bagaglio d'esperienze rispetto al proprio sesso.



La nostra intervistata Cristina Patuelli nasce con un parto cesareo un venerdì del 1966 in una ridente cittadina nella provincia di Ravenna, studia come guida turistica, pratica per qualche anno, poi si rinchiude per 20 anni in un ufficio logistico di una piccola azienda di trasporti carburanti, fino al licenziamento dettato dalla crisi. Ha sempre fotografato per passione e con passione. Ora sceglie di farlo come Lavoro. Si iscrive a tutti i corsi di fotografia della zona, acquisisce tecniche di Photoshop, Gimp, e vari progarmmi per l'elaborazione, respira fotografia, affianca fotografi durante matrimoni, si compra attrezzatura sempre più professionale, comincia a fare fotolibri, fotografa ai battesimi, alle comunioni, cerca sempre nuove situazioni da fotografare, il suo sogno è dedicarsi anima e corpo alla fotografia artistica.  

Concludo questa intervista con un GRAZIE a Cristina per averci testimoniato come, con un po' di coraggio si può trasformare una passione in una nuova opportunità lavorativa, e che non tutto il male (un licenziamento) può rappresentare la fine di una strada, anzi può diventare l'inizio di una nuova e affascinante avventura.

Smettiamo di contare?



"I do hope women are achieving at a rate that we can stop counting what number they are at things"








(Tina Fey, discorso di accettazione del Premio Mark Twain per la comicità americana)