14 luglio 2011

Fine vita: mai


Insomma, i giochi non sono ancora fatti, ma poco ci manca; andrà in terza lettura al Senato, ma la legge sulla dichiarazione anticipata di trattamento è in dirittura di arrivo, e ci vieterà di decidere cosa fare del nostro corpo quando sarà arrivato il momento. Peggio di quanto potessimo immaginare, e di quello che vi avevamo raccontato qui.
Con la dichiarazione anticipata di trattamento, così come è uscita dalla Camera dei Deputati, non
si potranno indicare i trattamenti da rifiutare, ma solo quelli che accetteremo, ed avrà quel modestissimo valore che la legge le conferisce solo alla fine dei nostri giorni.
Saremo prigionieri di un groviglio di commi, cavi e tubi, e nessuno potrà liberarci.
Insomma, stanno violando l'articolo 32 della Costituzione e negando il diritto del cittadino di poter disporre di se stesso.
Dal diritto alla vita stiamo passando all'obbligo di vivere.
E noi vogliamo permettere che degli estranei (287 parlamentari nominati con il Porcellum) decidano per noi?

Rassegna inferocita - la notizia del 14 Luglio.

La Camera dei deputati ha approvato il Disegno di Legge sul c.d. Testamento Biologico, con 278 voti a favore, 205 contrari e 7 astenuti.
In buona sostanza, grazie a questo prodigioso risultato della nostra arte legislativa, d'ora in poi, se vi capiterà qualcosa e voi avrete dichiarato che non volete essere sottoposti a questo e quell'altro trattamento, beh, bisogna vedere che ne pensa il medico, e poi decide lui.
E non verranno sospese alimentazione e idratazione artificiali.
Noi ne avevamo parlato già qui, con maggiore dovizia di particolari e precisione, che l'Eva rassegnista oggi non è in grado di garantirvi, tanto è inferocita, depressa e umiliata da questo ennesimo attacco alla libertà di essere individui diversi, liberi, rispettosi gli uni degli altri.

Oggi è 14 luglio.
Oggi è l'anniversario della Caduta della Bastiglia, e dell'inizio della Rivoluzione Francese.
Oggi vien voglia di gridare Liberté, Egalité, Fraternité. Dignité.
Dignità.

13 luglio 2011

Degli oppressi e degli oppressori, dei giudici e dei giudicati



Leggo questo articolo sul Corriere del Mezzogiorno, dove si racconta in modo succinto della polizia municipale di Napoli che individua, non per caso, una cinquantina di cingalesi sfruttati da un loro connazionale che li ammassava in due miniappartamenti di cui risultava essere l'affittuario, che poi versava due affitti normali ai proprietari. A proposito questi ultimi, nell'articolo non si parla affatto di loro.  Impossibile che non sapessero nulla, decine di persone ammassate in pochi metri quadri  non sfuggono agli occhi, alle orecchie, ai nasi di vicini ed amministratori. La cosa buffa è che solo il subaffittatore sembra essere stato imputato per favoreggiamneto dell'immigrazione clandestina.
Verrebbe spontaneo parteggiare per i 50 costretti a vivere in 2 metri quadri a testa. E altrettanto spontaneamente verrebbe da pensare che il loro concittadino che gli subaffittava gli appartamenti sia quanto meno una carogna.
Partendo dalla lettura di questo breve articolo mi ritrovo a pensare agli oppressi ed agli oppressori e come mi capita ogni tanto  mi viene un pensierino forse controcorrente forse contro e basta. Forse lo stesso uomo avremmo potuto "incontrarlo" qualche sulle pagine di qualche giornale  di qualche anno fa in qualche trafiletto che ci raccontava dell'ennesimo barcone stracarico di disperati che arriva quasi per miracolo. Ecco, se ora parteggiamo per i 50  messi stipati sardine allora avremmo parteggiato per i passeggeri di quel barcone e quindi anche per lui.

12 luglio 2011

Rassegna combattiva del 12 luglio: l'energia del “ selvaggio femminile“.

In realtà doveva essere solo un raduno per annunciare la nascita del nuovo movimento. E invece ne arrivano duemila. Il luogo di ritrovo viene cambiato tre volte, a ogni ondata di iscrizioni si cerca una collocazione più grande. Si ma le donne in politica non si salvano dai fischi delle donne: Livia Turco, fischiata il 23 novembre di 4 anni fa dalle donne in piazza, ne prende atto: «Non è un raduno di nostalgiche, è una novità, un grande progetto». 
Il lavoro è uno dei nodi principali da sciogliere e Susanna Camusso, prima donna segretario generale della Cgil, è anche lei a Siena ad appoggiare il nuovo movimento. Già il 13 febbraio il più grande sindacato non fece mancare sostegno organizzativo alle donne di «Se non ora quando» e oggi lo definisce un «soggetto che indica il bisogno dell’Italia di tornare ad un’etica pubblica, a un’etica della cittadinanza, al riconoscimento della dignità e anche a politiche economiche che lascino immaginare un progetto per il Paese e il lavoro per le donne». Ma la platea non ha pietà di nessuno e a metà pomeriggio dal palco arrivano parole dure anche per la Camusso e per gli accordi firmati sulla pelle delle donne.

11 luglio 2011

Qualche perplessità sull'ora e sul quando

EVA

Premessa 1:
In questi giorni l'Eva che scrive non è del suo umore più brillante. Anzi, diciamocelo, tende un po' all'incazzucchiato. Sarà il caldo.
Premessa 2:
L'Eva che scrive non ha partecipato fisicamente alla due giorni promossa dal comitato Se Non Ora Quando a Siena durante questo weekend.
Premessa 3:
Nonostante questo blog nasca proprio a ridosso delle manifestazioni del 13 febbraio - e l'Eva che scrive ne sia uno dei membri fondatori - non ha mai condiviso né il colore né il nome scelto per il "movimento".

Sic stantibus rebus, quelli che seguono sono solo frammenti di pensieri sparsi, sorti spontaneamente quando, durante il weekend, leggeva il liveblogging offerto su Facebook dal comitato stesso. Quindi, senza alcuna pretesa di completezza o correttezza.
Per una volta, parliamo di sensazioni.