21 agosto 2011

L'estate del nostro scontento - La rassegna stampa (col caldo africano) di Eva


Diciamo la verità, in questa seconda metà di agosto ci farebbe piacere parlare di tante cose, anche in occasione della rassegna stampa domenicale: cose belle e cose brutte, che ci diano però una certa idea dell'Italia.
Invece no.
Anche perché qui da noi non si parla più di politica, ma soltanto di casta: abbiamo provato a immettere questo termine in un diffuso motore di ricerca, e guardate un po' cosa è venuto fuori.
Abbiamo fatto lo stesso nel motore di ricerca interna del quotidiano milanese che sembra avere il diritto d'autore sul termine, e questi sono i risultati.
Il quotidiano romano usa il termine con più pudore, ma ci sono parecchie risposte anche lì, non vi pare?
Il gioco può continuare: provate con il vostro quotidiano on line preferito, e vedete l'effetto che fa.
Ecco, l'estate in cui si parla solo di questo, e si riduce tutto ad una questione di stipendi più o meno elevati, è l'estate in cui dobbiamo riconoscere che la politica italiana si è ridotta a pendolare tra Silvio Berlusconi e Beppe Grillo - l'alfa e l'omega del populismo e dell'antipolitica.
Ed è la politica di un'Italia che ci piace sempre meno.

20 agosto 2011

Quiche wide shut



Cucina internazionale, più o meno, ovvero la versione casareccia e semplificata della Quiche Lorraine: se volete quella originale andate a Nancy.

Oltre ad un po' di pazienza, serve un foglio di pasta brisè che potete trovare al banco frigo, una confezione di panna per cucinare, due uova, un pugno di pancetta a dadini e formaggio parmigiano in scaglie.

In un piatto amalgamiamo la panna con le uova e la pancetta: se il composto risultasse troppo liquido, possiamo aggiungere una manciata di parmigiano grattuggiato.

Lasciamo riposare il composto e foderiamo una teglia da forno con la pasta brisè, lasciandola accoppiata al foglio di carta da forno con il quale è generalmente venduta, così non c'è neanche bisogno di aggiungere burro per la cottura.

A questo punto, versiamo il ripieno nella teglia e rincalziamo la pasta in eccesso sui bordi; dobbiamo anche rifilare la carta da forno che sporge, perché se ce ne è troppa fuori potrebbe addirittura prendere fuoco. Il parmigiano in scaglie servirà a coprire l'impasto, come per chiuderlo.

Forno a 200 gradi, per un quarto d'ora, e tenete le dita incrociate, perché se riesce è veramente molto buona.

18 agosto 2011

Schiavitù di condominio



Leggo un breve articolo che mi colpisce molto, inizia in questo modo:
"Uno scantinato, una ventina di ragazze cinesi alla macchina da cucire fino a 12 ore al giorno, qualche materasso per la notte e un fornelletto per cucinare il minimo necessario a recuperare le energie. Sono le nuove schiavitù urbane, che si insediano sempre più spesso nel palazzo di fianco.".
Viene facile immaginare che si parli di uno di quei casi di cinesi sfruttatori di altri cinesi.
Potrebbe essere parte di un articolo di Libero o della Padania? Potrebbe. Ed essere in un articolo di un qualche giornale/blog/rivista di una qualche parte della sinistra? Si fa più fatica a pensarlo. 

Spesso è comodo procedere in modo schematico, almeno su certi argomenti come  ad esempio quando si parla di sfruttamento degli immigrati irregolari. Chi è di una parte parla di immigrati sfruttati da italiani, per l'altra parte i cattivi hanno colori della pelle e linguaggi che vengono da lontano.
In questo modo si perde però di vista la realtà, che è banalmente quello che succede mentre troppo spesso ci si chiude dietro a parole ed idee che altro non sono che muri, ed allora capita di ritrovarsi schiavi di quelle parole e di quelle idee. La realtà è quello che succede, non quello che ci piacerebbe, nel bene o nel male, che succedesse. Nel guardare alle cose del mondo sarebbe il caso di separare i fatti dalle opinioni, con approccio anglosassone, da noi si tende invece ad usare un altro metodo, le opinioni che spiegano i fatti.

13 agosto 2011

I migliori spaghetti della nostra vita



Bene, dopo essermi confrontato con Edoardo, ora affronto Aldo Fabrizi, per parlare di matriciana (o amatriciana).

Parlo di quella "rossa" con il pomodoro, e mi estraneo anche dal dibattito se quella bianca, senza pomodoro e detta anche "gricia" sia magari la versione originale; comunque sia è un piatto veloce ma è anche la conferma, se serve, che la cucina non è una scienza esatta. Io l'ho fatta cento volte (più o meno) e ognuna era diversa dall'altra, e non credo dipendesse dalla diversa marca dell'olio, dei pelati e degli spaghetti. Inoltre colgo qui l'occasione per confessare che la migliore amatriciana che abbia mai mangiato mi è stata servita in un locale senza pretese dei Castelli Romani, e lì mi sono accorto che sbagliavo parecchio (e Aldo Fabrizi poi ha confermato la mia impressione).

Comiciamo: per quattro persone cento grammi di battuto di guanciale e pancetta affumicata, olio, una cipolla, un barattolo di pelati, un cucchiaio di passata di pomodoro.

Nell'olio fate appassire una cipolla affettata non troppo sottile e poi fate rapidamente tostare pancetta e guanciale; quando l'olio è nuovamente ben caldo aggiungete i pelati con il liquido di governo, senza aggiungere acqua e la passata di pomodoro.

Quando il liquido dei pelati è asciugato, è il momento di condire la pasta, magari padellandola; pecorino romano fresco macinato e non parmigiano su questa pasta, per favore.



E per finire, ecco come promesso l'omaggio ad Aldo Fabrizi:


“La matriciana mia” di Aldo Fabrizi



Soffriggete in padella staggionata,

cipolla, ojo, zenzero infocato,

mezz’etto de guanciale affumicato

e mezzo de pancetta arotolata.

Ar punto che ’sta robba è rosolata,

schizzatela d’aceto profumato

e a fiamma viva, quanno è svaporato,

mettete la conserva concentrata.

Appresso er dado che jè dà sapore,

li pommidori freschi San Marzano,

co’ un ciuffo de basilico pe’ odore.

E ammalappena er sugo fa l’occhietti,

assieme a pecorino e parmigiano,

conditece de prescia li spaghetti.

E dopo il 12... arriva il 13 agosto 1961. Quando dicono "pettegolezzi" c'è da temere



Walter Ulbricht il 15 giugno del '61, durante una conferenza stampa internazionale, smentisce seccamente le voci sul progetto della costruzione di un muro a Berlino per dividere le due Germanie: "Ho sentito anch'io questi pettegolezzi, sono falsi. Nessuno ha intenzione di farlo". La storia oggi ci dice che era una menzogna. 

La mattina del 13 agosto 1961 i berlinesi scoprono infatti che nel cuore della loro città sta nascendo una divisione fatta di filo spinato, blocchi di cemento anti-carroarmati e barricate. I collegamenti fra la zona est e quella ovest sono bloccati e i cittadini della prima non possono più entrare nella seconda. Sono le "prime pietre" del famigerato Muro, che la propaganda chiama "il muro di protezione contro i fascisti". Gli Alleati reagiscono con moderazione, troppa moderazione, e la "protezione" cresce in fretta, raggiungendo i 166 chilometri di lunghezza e i 4 metri di altezza. Centosessantasei chilometri che tagliano 192 strade di Berlino, sancendo la definitiva separazione fra i due blocchi. Passare il Muro diventa impresa assai rischiosa, tanto che un centinaio di berlinesi dell'est moriranno nel tentativo di scavalcarlo, uccisi dai Vopos di guardia: l'ultima vittima è Chris Gueffroy, il 6 febbraio del 1989.
Chris Gueffroy non poteva saperlo: gli sarebbe bastato pazientare ancora pochi mesi e lui sarebbe ancora vivo. E libero. Il 9 novembre di quell'anno, Günther Schabowski, leader della Sed (il partito comunista) di Berlino est, annuncia infatti la resa: con parole ambigue dice che da quel momento il Muro viene aperto per permettere "viaggi personali all'estero". Sono le sette di sera, poco dopo scoppia una festa spontanea alla porta di Brandeburgo e nella Kurfürstendamm di Berlino ovest. Il Muro viene fatto a pezzi. E comincia un'altra storia, che porterà alla caduta dell'Urss e dei suoi regimi satellite nell'Europa orientale.