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21 giugno 2011

Rassegna stampa precaria. Eva prova a dare voce a chi non è tutelato


Precari in piazza, ieri 19 giugno, a Roma e  Milano. E anche in Spagna, Portogallo e  Grecia. Uniti nella «giornata dell’indignazione  precaria», hanno manifestato «a fianco del  movimento della Global Revolution che dalle  piazze di Madrid e Barcellona occupate il 15  maggio dagli indignados ha contagiato  l’Europa da Atene a Lisbona, e che anche in  Italia ha contagiato decine di città.
A Roma, in piazza Montecitorio, è iniziato il  presidio permanente con cui precari  manifesteranno contro il Decreto Sviluppo  fino al 22 giugno, data conclusiva del dibattito  parlamentare sul provvedimento
E tra le tante iniziative i precari hanno deciso  di contarsi. Di creare l'anagrafe dei precari, appunto. Qui potete trovare addirittura una rubrica dal titolo "precario fai da te", aiuto, supporto e idee per non perdersi e isolarsi. 
Perchè chi è precario non è protetto, non è garantito. 
Ma pare che i laureati lavorino meno dei diplomati, così dice il Censis. E i giovani non credono più nel "pezzo di carta". La Eva che scrive, però, continua a sostenere che l'Italia è un paese per vecchi che parlano di giovani. Anche con un pò di ipocrisia.È davvero difficile essere giovani in Italia. 
In questi giorni si parla molto di nuove generazioni, ma manca un’attenzione sincera nei loro confronti. Si sono viste molte lacrime di coccodrillo e anche un po’ di ipocrisia. «Non fiori ma opere di bene» verrebbe da dire, se ciò non suonasse un po’ cupo. 
Vediamo perchè, lasciando a chi legge osservazioni e commenti:

Berlusconi: «Nonostante la crisi, abbiamo fatto il possibile per andare incontro ai desideri di milioni di ragazzi» con «misure specifiche per il sostegno ai precari e il piano casa» e introducendo nel mondo della scuola e dell'università «la rivoluzione del merito». 
Brunetta rincara la dose «Le due signore precarie che mi hanno contestato dovrebbero farmi un monumento - Molto probabilmente verranno candidate alle prossime elezioni e magari faranno le sottosegretarie del presidente del Consiglio Vendola o del presidente del Consiglio Santoro». 
E allora per questa generazione, ritorna, come un fastidioso mantra, il consiglio, più atroce che banale, della rassegnazione al lavoro, “qualsiasi e a qualunque costo”. E’ la filosofia che sta dietro tante battutacce, sberleffi e massime di cinismo che si vogliono far passare per buon senso. E’ la morale comoda dei privilegiati. E’ la regola che impone la modernità presunta del presente. 
Ma ci piace pensare anche (non è forse nata da una costola dell'indignazione la nostra stanza?), per dirla con Ulrich Beck,  che  “tanto più il lavoro ci sfugge, tanto più sentiamo il bisogno di difendere i valori e le strutture di una società su di esso fondata” 
Noi ci siamo. 



18 giugno 2011

La retorica delle mele ovvero "chi non ascolta si candida alle sberle"



Mai come in questo momento la politica è stata così lontana dai cittadini. Mai come in questo tempo si tocca con mano il divorzio tra paese e potere politico. Mai come in questo momento l'arroganza e la volgarità offendono i lavoratori, tutti, e non solo i precari .

Imbarazzante. Non ci sono altri aggettivi per definire le ultime affermazioni del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, pronunciate a margine del convegno “I Giovani Innovatori”.
Il ministro, di fronte ad una rappresentate dei “Rete dei precari della P.A.“, non solo ha rifiutato qualsiasi tipo di confronto, ma ha pensato bene di lasciare l’incontro pronunciando poche, semplici parole: «questa è la peggiore Italia».
Un commento sprezzante, inaccettabile proprio perché arriva da un ministro della Repubblica e, nello specifico, da colui che dovrebbe preoccuparsi proprio dei problemi degli impiegati pubblici. Ai pochi, temiamo molto pochi, che non hanno potuto ascoltare le parole del Ministro lasciamo il video originale caricato su Youtube.
Lo stesso Brunetta, peraltro, era intervenuto solo 24 ore prima nella trasmissione “Otto e mezzo“, condotta da Lilli Gruber e in onda su La7. 

Già lì aveva detto : «Basta con la retorica del precariato – aveva attaccato – visto che ci sono 4 milioni di stranieri che vengono a fare i lavori che gli italiani non vogliono fare, quando ci sono 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano, quando ci sono le imprese che cercano specializzazioni che non trovano perché nessuno vuol fare quei lavori. Basta con la retorica – ha poi proseguito – ci vuole concretezza. Ogni tanto c’è una madre che si lamenta con me perché suo figlio non trova lavoro, ma quando le dico: “Bene, allora domani mattina alle 5 vada ai mercati generali a scaricare le cassette”, lei risponde sempre “eh no!”. Se vuole lavorare, invece, quello è il modo migliore. Scaricare la cassette! Per tutti gli italiani! E magari anche raccogliere le mele delle sue parti».

Renato Brunetta - Ministro della Repubblica
Si, ma se Brunetta piange Stracquadanio non ride. E allora vi rimandiamo al lusinghiero giudizio sul popolo del web. 
Ma ci consola far parte del popolo del web. E di non aver bisogno di essere una donna orizzontale. Sicuramente non abbiamo bisogno di fare coming out.
"Se anche una deputata o un deputato facessero coming out e ammettessero di essersi venduti per fare carriera o per un posto in lizza - insiste Stracquadanio - non sarebbe una ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato".



L'ingegno

L'Aquila disse ar Gatto: - Ormai so' celebre.
Còr nome e co' la fama che ciò io
me ne frego der monno: tutti l'ommini
so' ammiratori de l'ingegno mio! - 

Er Gatto je rispose: - Nu' ne dubbito.
Io, però, che frequento la cucina,
te posso di' che l'Omo ammira l'Aquila,
ma in fonno preferisce la Gallina...

(Trilussa)