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2 luglio 2011

Il merchandising del Bunga Bunga

Intimissimi ha lanciato le mutande per uomo «Bunga Bunga Dance»: vi compare la caricatura di una ragazza di colore che, sorridente, è inseguita da vecchiotti in giacca e cravatta che la rincorrono con la lingua di fuori, man mano spogliandosi.
Se per vender mutande si deve andare a traino di vecchi bavosi che inseguono ragazze di colore, allora siamo preoccupati della qualità del prodotto.
Non è riuscita l’operazione discoteche (Rubyrubacuori è stata contestata e boicottata) non riuscirà l’operazione mutande.
Ma quante donne regaleranno simili obbrobri e quanti uomini le compreranno per sé, proiettati nell’idea che per far sesso bisogna inseguire giovani fanciulle, perché tanto nessuna lo vuole per le sue virtù?

Eva aderisce all’iniziativa “inondiamo di mail Intimissimi” con la seguente lettera all’indirizzo info@intimissimi.it:
«Spettabile azienda Intimissimi, ritengo che le mutande “Bunga Bunga Dance”, che avete da poco proposto, offendano:
1. le giovani donne in generale e in particolare quelle di colore(rappresentandole come ben felici di farsi inseguire da vecchiacci bavosi),
2. gli uomini italiani (rappresentandoli come vecchiacci brutti e ridicoli),
3. le relazioni fra i generi  (riducendole a un caricaturale inseguimento fra cacciatori e prede). Ritengo inoltre che le mutande “Bunga Bunga Dance” danneggino l’immagine dell’Italia, visto che – seppure non commercializzate all’estero e nemmeno in tutta Italia – ricordano in modo macchiettistico ai turisti che in questo periodo visitano le nostre città una vicenda su cui non c’è nulla da scherzare.

Vi chiedo quindi di ritirare immediatamente dal commercio l’articolo, pubblicando una lettera di scuse ai consumatori e alle consumatrici italiane. Finché non lo farete, cesserò di acquistareprodotti del gruppo Calzedonia e userò tutti i mezzi che ho in rete (blog, Facebook, Twitter, Friendfeed, mailing list) e fuori dalla rete (centinaia di studenti a cui faccio didattica) per persuadere il maggior numero di persone possibile a fare come me. Cordialmente"


21 giugno 2011

Rassegna stampa precaria. Eva prova a dare voce a chi non è tutelato


Precari in piazza, ieri 19 giugno, a Roma e  Milano. E anche in Spagna, Portogallo e  Grecia. Uniti nella «giornata dell’indignazione  precaria», hanno manifestato «a fianco del  movimento della Global Revolution che dalle  piazze di Madrid e Barcellona occupate il 15  maggio dagli indignados ha contagiato  l’Europa da Atene a Lisbona, e che anche in  Italia ha contagiato decine di città.
A Roma, in piazza Montecitorio, è iniziato il  presidio permanente con cui precari  manifesteranno contro il Decreto Sviluppo  fino al 22 giugno, data conclusiva del dibattito  parlamentare sul provvedimento
E tra le tante iniziative i precari hanno deciso  di contarsi. Di creare l'anagrafe dei precari, appunto. Qui potete trovare addirittura una rubrica dal titolo "precario fai da te", aiuto, supporto e idee per non perdersi e isolarsi. 
Perchè chi è precario non è protetto, non è garantito. 
Ma pare che i laureati lavorino meno dei diplomati, così dice il Censis. E i giovani non credono più nel "pezzo di carta". La Eva che scrive, però, continua a sostenere che l'Italia è un paese per vecchi che parlano di giovani. Anche con un pò di ipocrisia.È davvero difficile essere giovani in Italia. 
In questi giorni si parla molto di nuove generazioni, ma manca un’attenzione sincera nei loro confronti. Si sono viste molte lacrime di coccodrillo e anche un po’ di ipocrisia. «Non fiori ma opere di bene» verrebbe da dire, se ciò non suonasse un po’ cupo. 
Vediamo perchè, lasciando a chi legge osservazioni e commenti:

Berlusconi: «Nonostante la crisi, abbiamo fatto il possibile per andare incontro ai desideri di milioni di ragazzi» con «misure specifiche per il sostegno ai precari e il piano casa» e introducendo nel mondo della scuola e dell'università «la rivoluzione del merito». 
Brunetta rincara la dose «Le due signore precarie che mi hanno contestato dovrebbero farmi un monumento - Molto probabilmente verranno candidate alle prossime elezioni e magari faranno le sottosegretarie del presidente del Consiglio Vendola o del presidente del Consiglio Santoro». 
E allora per questa generazione, ritorna, come un fastidioso mantra, il consiglio, più atroce che banale, della rassegnazione al lavoro, “qualsiasi e a qualunque costo”. E’ la filosofia che sta dietro tante battutacce, sberleffi e massime di cinismo che si vogliono far passare per buon senso. E’ la morale comoda dei privilegiati. E’ la regola che impone la modernità presunta del presente. 
Ma ci piace pensare anche (non è forse nata da una costola dell'indignazione la nostra stanza?), per dirla con Ulrich Beck,  che  “tanto più il lavoro ci sfugge, tanto più sentiamo il bisogno di difendere i valori e le strutture di una società su di esso fondata” 
Noi ci siamo.