Non sono competiviva, per carattere.
Per un inusitato senso di profonda autostima non sento il bisogno di conferme e non ho mai usato mio figlio per combattere nuove battaglie per la mia autoffermazione.
Ma.
Ma non sono tutti come me.
Ho sempre sentito narrare, con accento fra il critico e divertito, storie di partite di calcio fra ragazzini dove padri e soprattutto madri rivelano di sè aspetti guerreschi e anche violenti, a volte non soltanto verbalmente.
Liti furibonde sugli spalti fra le madri delle opposte fazioni con prese per i capelli, rievocazioni di gioventù dissolute e pronostici di malattie e incidenti vari.
A termine della partita lo scontro diventa mortale, i ragazzini stanchi e con i capelli ancora umidi di doccia vengono branditi come armi e invitati ad ammazzare di botte gli avversari, l'arbitro affrontato a parole(parolacce) e a spintoni, i risultati sempre contestati.
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27 aprile 2011
23 aprile 2011
Belkis
Le ho detto, in italiano, posso farti una foto? Vorrei portare a casa con me il tuo sorriso.
Lei ha sgranato gli occhi, esplodendomi in faccia una serie di sorrisi luminosi e intensi, tutti diversi, gioiosi, ammiccanti, qualcosa di buono e unico come la frutta, la frutta tropicale.
Al mattino Belkis è al buffet dei succhi di frutta, no, non dei succhi, dei frullati fatti al momento.
Frulla papaya, mango, ananas, meloni, banane per chi attinge da quelle brocche colorate di sole il primo nutrimento del giorno ma soprattutto attinge da lei la freschissima gioia di stare al mondo.
7 aprile 2011
L'estetica della donna nel cinema, nel tempo, nei tempi.

Volti bellissimi di attrici famose, rimaste tali nel tempo.
Volti resi memorabili da interpretazioni intense, da presenza carismatica, da una bellezza indicibile e che hanno caratterizzato la loro epoca.
Vedere il lavoro di Philip Scott Johnson ci impone una riflessione sulla bellezza femminile nel tempo, su coloro che l'hanno incarnata nel cinema, che da sempre ci hanno proposto modelli femminili da coltivare, sognare, imitare.
Vedere questi visi stupendi trasformarsi in pochi istanti l'uno nell'altro diverso per forma e proporzione è scioccante.
La trasformazione continua ne accentua le irregolarità, le proporzioni diverse, le asimmetrie, eppure sono bellezze indiscutibili, una per una.
C'è un che di inquietante nell'osservare la continua metamorfosi e proprio ciò ne alimenta la suggestione.
Quasi tutti questi volti di donna sono invecchiati, stropicciati, violati dagli anni e da vite vissute fra alcol, droghe, passioni violente e sofferenze psicologiche, visi risparmiati dall'intervento di un chirurgo plastico, anche se si narra che Marlene Dietrich si fosse fatta estrarre i molari per accentuare gli zigomi, lo stesso per Michelle Pfeiffer, ormai cinquantenne e quindi messa da parte.
Quelle bellezze così diverse fra loro non si sono mai omologate, fiere della loro diversità, della loro unicità.
Non soltanto l'attrice, la velina, la showgirl del momento ma anche ognuna di noi dovrebbe riflettere su quanto di unico, non importa se imperfetto, ci consente di esprimere un viso che appartiene soltanto a noi, che ci accompagna e si segna e cambia con noi, con le nostre lacrime e i nostri tanti sorrisi, quello che ad alcune delle veline, schedine, postine o aspiranti tali e a tante signore over 40 della serie "non mi rassegno" non è più concesso, tristi vittime di una paresi voluta.
Una paresi della mente, un'omologazione del pensiero, una resa incondizionata all'apparire.
Un perdere la memoria visiva della propria storia di donna.
Anche se, una punturina piccola piccola, forse... ma senza esagerare.
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