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26 maggio 2012

Fave story

Questa è una ricetta che viene da lontano: ho trovato una lettera (sì, proprio scritta con una penna su un foglio di carta e spedita con busta e francobollo) di mia nonna a mia madre con le istruzioni per la preparazione delle fave in padella, e che risale alla primavera del 1962.
L'ho seguita e devo dire che cinquanta anni fa sapevano cucinare, con ingredienti relativamente poveri con strumenti semplici.  Immagino che oggi sarebbe tutto un frullare ed arricchire con erbe e spezie.
Perdonate lo sfogo sui bei tempi andati e torniamo alla nostra ricetta: fave, quante ne riuscite a sgranare senza impazzire, un giro d'olio, uno spicchio di aglio (mia nonna parlava di aglio novello, ma ammetteva anche l'uso di quello secco) ed una paio di cucchiai di aceto.  E che sia semplice aceto bianco, mi raccomando.

7 maggio 2011

Le fave ignoranti


Tra venticinque aprile e primo maggio, nell'altro millennio, si andava per la prima volta al mare (almeno la mia famiglia) o comunque si faceva una scampagnata fuori porta. E ci si portava le fave ed il pecorino.
Ora restiamo a casa, ma le fave ed il pecorino, che strada facendo è diventato pecorino romano DOP, le mangiamo ugualmente: io le ho invece accompagnate, da bastian contrario quale inguaribilmente sono, con il pecorino di Filiano dop, ma questo non rileva ai fini della ricetta di oggi.
Rileva però che non le ho mangiate tutte, e non potevo tenere a lungo in casa le fave complete del loro baccello, che occupano tanto ma tanto spazio. Mi sono quindi armato di pazienza e le ho sgusciate, riducendone sensibilmente l'ingombro, in vista di un ulteriore utilizzo in cucina.
Pulite e sgusciate, si sono ridotte praticamente a niente: ma la stagione aiuta e ho provato a fare una vignarola, seguendo una ricetta un po' semplificata.
La vignarola può essere un primo piatto, un contorno o un antipasto: le quantità dipendono dall'utilizzo che se ne fa, qui indico le dosi per quattro persone in caso di primo piatto.
Servono quindi un chilo di fave ed un chilo di piselli da sgusciare, due carciofi, due cipollotti freschi, un etto di guanciale a dadini, una tazzina da caffè di olio. Si può arricchire con mezzo dado da brodo vegetale.
Disclaimer: oltre a sgranare fave e piselli, occorre anche pulire i carciofi, quindi non imbarcatevi in questa avventura se non siete fortemente motivati e non avete tempo a sufficienza.
A questo punto diamo per scontato che avete sgranato fave e piselli e pulito e tagliato a spicchi i carciofi, e cominciamo.
Facciamo appassire nell'olio i cipollotti tagliati a pezzettini ed aggiungiamo il guanciale; quando il guanciale è diventato trasparente mettiamo in pentola i carciofi, li facciamo tostare per un paio di minuti e, a seguire, aggiungiamo anche le fave ed i piselli. Aggiustiamo di sale, copriamo d'acqua, aggiungiamo il mezzo dado e portiamo a bollore: a questo punto ci vorrà una ventina di minuti.
A tavola va tiepida, con un giro d'olio crudo nel piatto e pepe fresco macinato: vino bianco dei Castelli Romani ed una fettina di pane.