Sono figlia di immigrati, nata e cresciuta in una delle tante città industrializzate del nord Europa. Mio padre emigrò dalla Sicilia agli inizi degli anni Sessanta pensando come tutti gli emigrati di starci solo un paio d'anni, e invece sono trascorsi oltre quarant'anni e in Sicilia ci torna solo da turista. Prima di lui i fratelli e le sorelle lasciarono la terra natia per cercare fortuna in Argentina; e prima di loro mio nonno Rosario, anno di nascita 1883, che di traversate atlantiche ne fece ben tre. Doveva essere stato un uomo con un grande spirito d'avventura, mio nonno, per imbarcarsi ogni volta su bastimenti verso l'ignoto in viaggi che duravano un'eternità. Così almeno raccontava mia zia che di traversate ne fece solo una.
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8 settembre 2011
LAMERICA
Sono figlia di immigrati, nata e cresciuta in una delle tante città industrializzate del nord Europa. Mio padre emigrò dalla Sicilia agli inizi degli anni Sessanta pensando come tutti gli emigrati di starci solo un paio d'anni, e invece sono trascorsi oltre quarant'anni e in Sicilia ci torna solo da turista. Prima di lui i fratelli e le sorelle lasciarono la terra natia per cercare fortuna in Argentina; e prima di loro mio nonno Rosario, anno di nascita 1883, che di traversate atlantiche ne fece ben tre. Doveva essere stato un uomo con un grande spirito d'avventura, mio nonno, per imbarcarsi ogni volta su bastimenti verso l'ignoto in viaggi che duravano un'eternità. Così almeno raccontava mia zia che di traversate ne fece solo una. 1 settembre 2011
Il mio Abruzzo
“Eppure è sempre il Monte Velino quello che attira su di sé l’attenzione dello spettatore; anche se si è volto altrove lo sguardo, bisogna portarlo su di esso, tanto appare mirabile per la sua adamantina figura. Sembra che non riceva luce dal cielo, ma che risplenda di luce propria ed illumini i monti, il lago ed i piani.”

Così scriveva lo storico tedesco Ferdinand Gregorovius nei suoi quaderni, quando nella Pentecoste del 1871 decise di inoltrarsi in una delle regioni più selvagge, sconosciute e impervie della nostra penisola, troppo lontana dai sentieri battuti del Grand Tour, troppo vicina a Roma e al Regno di Napoli che avevano da offrire ai viaggiatori stranieri di allora ben altri splendori per rendere appetibile una digressione in luoghi abitati da briganti, lupi e orsi. Eppure Gregorovius affatto intimidito e spinto probabilmente dal desiderio romantico di conoscere luoghi incontaminati, volle inoltrarsi tra le montagne dell'Appennino Centrale anche per raccontare in prima persona una delle più imponenti e complesse opere di bonifica mai intrapresa fino ad allora e che stava per essere portata a termine proprio all'ombra del Monte Velino: il prosciugamento del Lago del Fucino. Ancora oggi, quando la nebbia scende e ricopre col suo manto bianco case, alberi, campi, sembra che lo spirito del lago torni da molto lontano a rivivere gli antichi splendori.
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