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17 dicembre 2011

Mica scema la bistecca


Penso che siamo tutti d'accordo nel dire che la fettina o la bistecchina buttata nella padella antiaderente, qualche minuto per parte e poi nel piatto, è una delle cose più deprimenti che si possano mettere in tavola.
Anche quando si è da soli e non si ha voglia di preparare una sella di vitello principe Orloff o uno Stroganof ritengo che ci sia una sorta di obbligo morale a non lasciarsi andare così.
Quindi bistecchina sia pure, ma con qualche semplice accorgimento che vado ad illustrare, con la premessa che io ho da ultimo utilizzato una lombatina di maiale, ma vanno bene anche bistecchine e fettine di manzo o vitello, adeguando i tempi di cottura.
Goccio d'olio nella padella e spicchio d'aglio fino a che non diventa scuro, e a quel punto lo togliamo e mettiamo la fetta di carne che spruzziamo con un mezzo bicchiere di vino bianco; quando il vino è evaporato, giriamo la carne ed aggiungiamo un paio di pomodorini interi ed un po' di prezzemolo.
Ora non ci resta che abbassare la fiamma, salare (poco, mi

3 dicembre 2011

La compagnia dell'agnello


Ovviamente dipende dalla stagione, in genere si mangiano a Pasqua, ma ormai si trovano quasi tutto l'anno, un ristorante di cui sono cliente propone addirittura quello della Nuova Zelanda, e non è precisamente a chilometri zero, ma tant'è.
Sto ovviamente parlando dell'agnellino di latte - a Roma si dice abbacchio - o anche capretto molto giovane, altrimenti prende un gusto veramente troppo forte.  E se avete problemi etici, senza rancore, ci vediamo la settimana prossima.
Se state ancora leggendo, vi suggerisco invece una semplice cottura anche di un agnellino non troppo giovane che possa in qualche modo dominarne il sapore.
La coscia,fatta tagliare dal macellaio (non provate neanche a farlo a casa) come per preparare degli ossibuchi, è indubbiamente la parte con più sostanza, e quindi la più indicata.
Ungete con una certa generosità la placca del forno di olio extra vergine di oliva e poneteci sopra le fette di carne, condite con poco sale, pepe, prezzemolo ed aglio; negli spazi liberi, ancora qualche spicchio d'aglio e patate tagliate a fette abbastanze grosse, diciamo a quarti.
Forno a 180 gradi (senza grill) ed un'oretta di pazienza, con la precisazione che la placca dovrà essere posta piuttosto in basso nel forno, altrimenti si rischia di dar fuoco a tutto il pranzo.
Godetevelo con un buon rosso dei Lazio: vi assicuro che esistono, a cominciare dal Cesanese del Piglio, che però è difficile da trovare nella forma tradizionale, con la punta di pepe.