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12 settembre 2011

L'emozione di quel primo post

...E io che mi sono proposta per una rubrica sulla creatività. 
Bella roba.
Che poi chissà cosa cavolo è questa creatività…
perché oggigiorno ti spacciano per figlia della creatività una cosa qualsiasi, meglio se di poco gusto, che poi ti senti scema tu e ti fustighi perché seri così tapina da non capire il messaggio espresso dall’opera in questione….in realtà avevi capito tutto: una ciofeca sotto mentite spoglie che ti vendono come opera di creatività.
Perché sono tutti artissssssssssssssssssssssssssssssti…

9 maggio 2011

Un lunedi che suona di rivoluzione

Ormai l'avrete capito a noi di Eva piacciono le donne di lotta. Che sia politica, in cucina, con l'armadio, la bilancia, le insidie quotidiane di una vita normale. Donne cosi, umane ma non arrendevoli. l'Eva che scrive vi narra la storia di una di queste.

Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini conosciuta col nome di Tina Modotti, nacque a Udine, 17 agosto 1896 e mori a Città del Messico, il 5 gennaio 1942. Il poeta Pablo Neruda le dedicò questo componimento:
« Tina Modotti hermana,
no duermes no, no duermes
talvez tu corazon
oye crecer la rosa
de ayer la ultima rosa
de ayer la nueva rosa
descansa dulcemente hermana.

Puro es tu dulce nombre
pura es tu fragil vida
de abeja sombra fuego
nieve silencio espuma
de acero linea polen
se construyo tu ferrea
tu delgada estructura
»

Epitaffio che in parte si può ancora leggere sulla lapide.

18 aprile 2011

La metamorfosi di una donna

"Mi chiamano Agrado, perché per tutta la vita ho sempre cercato di rendere la vita gradevole agli altri. Oltre che gradevole sono molto autentica: guardate che corpo, tutto fatto su misura! ...Labbra, fronte, zigomi, fianchi e culo. Un litro sta sulle centomila, perciò fate voi il conto perché io l'ho già perso. Limatura della mandibola, settantacinquemila, depilazione definitiva col laser, perché le donne vengono dalle scimmie tanto quanto gli uomini, sessantamila a seduta, dipende da quanta barba una ha, normalmente da una a quattro sedute. Però se balli il flamenco ce ne vogliono di più, è chiaro. Bene, quello che stavo dicendo è che costa molto essere autentica, signora mia. E in questa cosa non si deve essere tirchi, perché una è più autentica, quanto più somiglia all'idea che ha sognato di se stessa" Tutto su mia madre, Pedro Almodovar

Non potevo iniziare diversamente l'articolo su un'artista che ha fatto di se stessa un opera d'arte. Modificando i suoi tratti somatici, alterando la struttura fisica con l'innesto di corpi estranei. Questa donna, Mireille Suzanne Francette Porte, conosciuta nel mondo dell'arte con lo pseudonimo di Orlan, si è trasfomata in un'opera d'arte vivente. Il suo percorso di artista/performer inizia nel 1964, dal 1983 al 1996 affronta una serie di operazioni chirurgiche per modificare il suo aspetto fisico. 

La camera operatoria diviene il palcoscenico dove allestisce la sua rappresentazione: con delle telecamere riprende le operazioni che pian piano modificheranno il suo corpo, il suo volto; ma sarà dal 1990 che il suo ciclo di operazioni si inserirà in un percorso ben definito: The Reincarnation of Saint Orlan, con lo scopo di trasformarsi in un nuovo essere simile ai modelli classici come Venere, Diana, Europa, Psyche e Monna Lisa. Con queste operazioni Orlan rivendica una

10 aprile 2011

L'arte nuda.

Digiti su google: artiste, arte al femminile.
Vieni fuori: la lista delle 10 artisti femminili che hanno cambiato la storia... penso dell’arte.. no della musica. Stilata da Time.
VANESSA BEECROFT Vb-53Non è questo che cercavo. La musica val bene un post, forse più di uno. Ma di Madonna, Britney Spears e via dicendo, in tutta franchezza non intendo scrivere, non ora, non qui. Così proseguo la mia ricerca. Nel mentre riflettevo che a scuola, nell’ora di arte, il riflettore è stato sempre puntato sull’espressione artistica maschile. Mentre le donne nell’arte sono relegate in un ruolo secondario: modelle o amanti, o muse ispiratrici. Ma se con attenzione lo sguardo va oltre la superficie delle cose ci si rende conto che donne che hanno sfidato le convenzioni ci sono. E così mi sono messa alla ricerca di un'artista donna su cui scrivere, chiedendomi: quale donna artista può piacere a Eva? La riposta viene fuori in meno di un click. Vanessa Beecroft.  Madre italiana e padre inglese, genovese di nascita, sviluppa da subito un interesse per le performance dove il corpo femminile, a nudo, diviene il protagonista e il veicolo per comunicare il disprezzo dell'artista contro il mondo della moda: la sua volubilità, l'utilizzo che fa del corpo, mercificato per aumentare i volumi di vendita di un qualsivoglia prodotto. Così, nelle sue opere, troviamo donne nude in una formazione ben precisa, ogni donna espone se stessa ma si rende irraggiungibile al tocco e a qualsiasi tipo di contatto umano. L'immobilità di queste donne come un muro di gomma rimbalza lo sguardo degli astanti e li pone in una condizione di disagio. Sono loro, seppur vestiti, ad essere nudi, sotto gli occhi della società. Pone al centro dell'attenzione anche il rapporto che c'è fra il corpo soprattutto femminile e il cibo.
" Enigmatico il rapporto che si instaura con lo sguardo estraneo, con lo spettatore-voyeur, ospite anonimo spiazzato da un effetto di resistenza dell’insieme: arbitrarietà del feticcio che non rappresenta e non duplica nessuna cosa provocando disorientamento percettivo e rivendicando capricciosamente una propria autonomia. Negazione seducente che lambisce il concetto stesso di esistenza nel momento in cui si configura come soglia di una dimensione differente.
    «Non parlate, non interagite con gli altri, non bisbigliate, non ridete, non muovetevi teatralmente, siate semplici, siate naturali, siate distaccate, siate classiche, siate inapprocciabili (…)» (in Vanessa Beecroft. Performances 1993-2003).
Con il passare del tempo l' artista pone al centro delle sue opere la riflessione sull'identità femminile, la natura e il mistero dell'esistenza umana.
Per i titoli delle sue opere utilizza, semplicemente una sigla composta dalle sue iniziali VB e dalla successione numerica, infatti la sua prima mostra, avvenuta mentre ancora frequentava  l'Accademia di Belle Arti di Brera, presso la galleria Inga-Pin di Milano, è denominatoa VB01.
Nel 2001 è stata insignita del premio di Miglior Artista alla XXXII edizione del Premio Regionale Ligure. Il Castello di Rivoli a Torino ha ospitato una sua retrospettiva nel 2003 e la Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ha esposto alcuni suoi dipinti e disegni nel 2007.

Sì, questa artista ci piace, mi piace perchè dimostra come l'unica cosa che ci rende davvero nudi gli uni davanti agli altri è l'apertura dell'anima. 

4 aprile 2011

"Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni" - F.Kahlo.

Ci sono state lunghe discussioni, articoli e servizi televisivi. Video, interviste e sondaggi. Anche noi abbiamo detto la nostra sul corpo femminile. Tante sono le artiste che hanno, attraverso il loro corpo, comunicato qualcosa, ma al momento quella che mi viene in mente è la Kahlo, non per aver celebrato il suo corpo o averlo misconosciuto o ripudiato. Semplicemente perchè non si è lasciata intimorire da un corpo che non sentiva più appartenerle, anzi ha trasferito questa fisicità perduta nei suoi quadri. 

23 marzo 2011

Uno scatto al femminile.

Nel leggere “Il mio ritratto”, biografia della fotografa Margareth Bourke-White mi ha colpito questo suo pensiero "la fotografia non dovrebbe essere un campo di contesa fra uomini e donne"…”in quanto donna è forse più difficile ottenere la confidenza della gente e forse talvolta gioca un ruolo negativo una certa forma di gelosia; ma quando raggiungi un certo livello di professionalità non è più una questione di essere uomo o donna", è sulla base delle successive riflessioni su questo “campo” di contesa che ho deciso di raccontarvi l’esperienza di una giovane donna che ha deciso di fare della fotografia il proprio campo di battaglia lavorativo ed esistenziale.
Cristina come è nata la tua passione per la fotografia?
Forse proprio perché non c’è una data, mio padre fotografava, io adoravo guardare gli album di famiglia, ho sempre avuto una macchina fotografica in mano, ho sempre guardato il mondo dietro ad un obiettivo.

Quando hai capito che potevi trasformare questa passione in un lavoro?

Ho capito che DOVEVO trasformare la mia PASSIONE in qualcosa di remunerativo il giorno che dopo essermi piegata per 20 anni ad un lavoro amministrativo che non mi ha mai dato gratificazioni e soddisfazioni sono stata brutalmente licenziata. Ho capito che DOVEVO trasformare la mia Passione quando sul curriculum mi sono rifiutata di mettere le mie referenze accumulate in vent’anni d’ufficio. Ho capito che non mi spaventava allontanarmi da un lavoro SICURO, per spostare il confine verso il mio SOGNO.

In che modo hai compreso che vale la pena scommettere su se stessi, quando magari la società ci impone l’abbandono dei sogni per un “comodo” lavoro?

Su questo punto sono stata molto facilitata, non ho il peso di un mutuo sulle spalle, non ho delle bocche aperte da sfamare che contano sulla mia entrata mensile. Con il trattamento di fine lavoro mi sono presa tempo, ho affiancato fotografi, mi sono iscritta a corsi di fotografia, sono tuttora iscritta ad un corso di fotografia artistica e ad uno di fotoritocco. Nel frattempo ho realizzato che la fotografia non è solo quella solitaria e viscerale che mi ha aiutato come un buon analista, ma poteva essere CONDIVISA!!!! Preso atto di questo ho cominciato ad avere fiducia e quindi visibilità, le mie foto hanno cominciato a girare per il web e per concorsi, per mostre e per negozi. Tutte le mattine mi ridisegno la vita.
 
Cosa ti piace immortalare nei tuoi scatti? Cosa rappresenta per te la fotografia?
La fotografia per me è l’ordinario che mi circonda, non è mai lo straordinario come può essere una vacanza esotica o posti che non conosco. Amo usare la fotografia per rendere straordinario il mio quotidiano, per sbalordirmi delle piccole grandi cose che respiro ogni giorno. La fotografia per me rappresenta il modo di raccontarmi, di mostrare agli altri quello che vedono i miei occhi e come lo interpretano

Il servizio fotografico che ti ha segnato di più?
Ogni scatto è un'esperienza nuova, ogni giorno imparo qualcosa, se devo proprio rispondere ti dierei mi hanno segnato i primi scatti su commissione, dove non sono riuscita a fare emergere la personalità del soggetto, da questo è derivato tutto un mio studio, un approfondimento per fare in modo che tutto questo non succedesse più!!!
 
Come diceva la Bourke-White la fotografia non dovrebbe essere un campo di contesa fra uomini e donne, quindi seconde te uomini e donne che fotografano sono simili o diversi? Insomma esiste un modo di fotografare al femminile?
Che bella domanda!! sono giunta a questa conclusione: Credo che esistano foto belle e foto brutte, sia di uomini che di donne!!! Secondo me è' la SENSIBILITA' di chi guarda dentro l'obiettivo che fa la differenza, la percezione è sicuramente diversa da soggetto a soggetto, ma questo credo derivi più dal proprio bagaglio d'esperienze rispetto al proprio sesso.



La nostra intervistata Cristina Patuelli nasce con un parto cesareo un venerdì del 1966 in una ridente cittadina nella provincia di Ravenna, studia come guida turistica, pratica per qualche anno, poi si rinchiude per 20 anni in un ufficio logistico di una piccola azienda di trasporti carburanti, fino al licenziamento dettato dalla crisi. Ha sempre fotografato per passione e con passione. Ora sceglie di farlo come Lavoro. Si iscrive a tutti i corsi di fotografia della zona, acquisisce tecniche di Photoshop, Gimp, e vari progarmmi per l'elaborazione, respira fotografia, affianca fotografi durante matrimoni, si compra attrezzatura sempre più professionale, comincia a fare fotolibri, fotografa ai battesimi, alle comunioni, cerca sempre nuove situazioni da fotografare, il suo sogno è dedicarsi anima e corpo alla fotografia artistica.  

Concludo questa intervista con un GRAZIE a Cristina per averci testimoniato come, con un po' di coraggio si può trasformare una passione in una nuova opportunità lavorativa, e che non tutto il male (un licenziamento) può rappresentare la fine di una strada, anzi può diventare l'inizio di una nuova e affascinante avventura.

16 marzo 2011

Specchio specchio delle mie brame

Chi è la più bella del reame? Così si legge in una delle favole più famose.
Ma cosa succede quando una mattina, apri l'armadio e lo specchio presente nell'anta scivola via e cade al suolo rompendosi? Chiunque griderebbe: 7 anni di disgrazia.
Io non l'ho fatto. Ho smontato il fratello, posto nell'anta di fronte. E messo da parte i resti di quello rotto. Nel riflettermi in un pezzettino ho avuto le idee chiare su cosa farne.
Un altro specchio. Come quello della strega cattiva.
Munita di colori acrilici e colla, mi sono disegnata sulla parete della mia stanza la cornice dello specchio, e con pazienza ho attaccato i pezzi al muro, all'interno della cornice.

4 marzo 2011

Artemisia, pittrice e donna


Artemisia Gentileschi non è un'artista comune, è una donna che nella pittura ha trovato il palcoscenico dove mettere in scena lo spettacolo che è stata la sua vita. Nata a Roma da Orazio Gentileschi e Pudenzia Montone l’8 luglio del 1593, dimostrò da subito un innato talento per la pittura, ben coltivato dal padre, primo dei caravaggisti a Roma. Crebbe in un periodo fertile dell’arte romana, quando Caravaggio lavorava in Santa Maria del Popolo e San Luigi dei Francesi, e il Domenichino e Guido Reni gestivano i cantieri di San Gregorio Magno.

23 febbraio 2011

Di guerra in guerra


Quel che sta succedendo nel mondo islamico, e in quei paesi dove il mondo femminino rappresenta un argomento controverso sotto tutti i punti di vista, non poteva non riportarmi alla mente il lavoro di Shirin Neshat.
Le sue opere trattano la figura femminile nel mondo islamico, ma non seguono la solita scia della denuncia, sulle limitazioni che le donne subiscono. Il suo scopo è quello di fotografare la donna che cerca di mantenere la sua identità in un mondo che nel suo mutare continuo la vuole scissa in due parti: tradizione da una parte e avanzamento/progresso dall'altro.