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8 febbraio 2012

Maternità, solidarietà, italianità

Il discorso sulla maternità, le tutele, i diritti e gli approfittamenti in Italia è complesso e andrebbe affrontato con pacatezza e in maniera approfondita.
Ma giusto così, per gusto personale, date un'occhiata ai commenti (per lo più di uomini) in calce a questo post del blog "femminile" del Corriere della Sera. Leggete e scoprite che la maternità è una scelta personale che non può ricadere sulla società e che nessuno chiede a nessuno di continuare a procreare.
Leggete, poi però tornate a parlarne qui.

30 giugno 2011

Licenziamo solo donne, così stanno a casa con i figli


Di italiette paternalistiche degli anni cinquanta ne abbiamo continuamente notizia. Di inviti a sposare figli di uomini ricchi altrettanto. Se siamo incinte non ci rinnovano il contratto. Servizi inesistenti, titoli di studio e creatività accantonati in una scatola di cartone. 

Una fabbrichetta di Inzago (Milano) prima mette in CIG solo le donne, ma c'è un uomo a confermare la regola. Poi, di fronte alla richiesta di avviare le procedure per i contratti di solisdarietà, arriva la grottesca dichiarazione , così come spiega il rappresentante della FIOM CGIL: "le donne pèossono stare a casa a curare i bambini e che comunque il loro è il secondo stipendio"

8 maggio 2011

Mater et labora

È stato diffuso il 27 aprile il primo rapporto Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sul benessere familiare.
Tassi di natalità e di occupazione femminile bassi e difficoltà, per le donne, a conciliare famiglia e lavoro: sono alcuni dati, relativi al nostro Paese, che emergono dal rapporto “Doing better for famiglie”, il quale traccia un quadro sulla situazione attuale, sugli obiettivi e sulle prospettive future delle politiche per la famiglia nei diversi paesi Ocse, indagando vari aspetti del tema, fra cui: la spesa per gli assegni familiari, l'assistenza all'infanzia, l'occupazione femminile e le misure di contrasto alla povertà infantile. Il rapporto contiene, infine, una serie di raccomandazioni ai governi dei paesi membri: fra queste, l'aiuto alle famiglie a conciliare tempi di vita e di lavoro mediante un sistema integrato di interventi, politiche per la famiglia che orientino la spesa destinata all'istruzione verso i primi anni di vita, incentivi al lavoro che garantiscano la partecipazione delle donne e delle madri al mercato del lavoro e misure che promuovano la parità di genere nel lavoro retribuito e non retribuito. 
Per chi volesse approfondire il rapporto è pubblicato integralmente qui.



Ma la Eva che scrive, il 6 maggio in sciopero perché tra le privilegiate con contratto di lavoro a tempo indeterminato, si è sentita in dovere di dare voce a tante altre donne e uomini che, dalla loro situazione di precarietà, scioperare non potevano. E allora ha deciso di pubblicare testimonianze di chi la sua precarietà la vive fino in fondo e di chi invece pensa che il parto sia un privilegio e non un diritto.

La storia di Melina, bloccata dagli scioperi e da una azienda che non premia certo le mamme.
L'ho fatto veramente
Sono andata in ufficio con la pupa al seguito.

Mi sono portata dietro la borsa con i suoi giochi, il latte e le calze antiscivolo.

15 minuti e mi hanno chiamata in ufficio personale.
Ho detto tutto quello che dovevo dire, a partire dalla lista nera che hanno fatto con i nomi di quelli che scioperavano, alla rigidità degli orari, alla ostruzione che stanno facendo per indurci a licenziarci (si sono licenziate già due neomamme) e la mancanza di un asilo nido aziendale. Senza contare la tipa che mi ha sostituita in maternità che sta cercando di farmi le scarpe in ogni modo.
Non ho urlato, sono stata pacata, civile, serena, lucidissima. E non mi sono nemmeno innervosita. Mi aspetto, a breve, una lettera di richiamo.
Quando sono uscita sul cruscotto dell'auto mi sono trovata un bigliettino con scritto "penelope va alla guerra!" e una rosa.
Mi sento talmente stravolta e stralunata che non so più se vivo in un mondo parallelo, se è tutta colpa di saturno contro, se sono gli altri che sono tutti pazzi, o se sono semplicemente io da ricovero.

E ora la storia, già un po’ vecchia a dire la verità, di una donna che invece... Ma leggiamo e riconosciamola:

La "mamma del governo"
La nursery è al piano terra dell'austero palazzone di viale Trastevere, strada di grande traffico e frequentissime manifestazioni contro la sua principale inquilina. L'hanno allestita in tutta fretta per preparare il ritorno romano della ministro-mamma, Maria Stella Gelmini. Sarà un'oasi di colore, in quel palazzaccio di marmo nel cui salone principale si rincorrono i ritratti austeri dei ministri dell'istruzione dall'unità d'Italia a oggi (32 maschi, 4 femmine). Ma sarà solo per Maria Stella Gelmini e sua figlia, per allargare la buona occasione ad altre figlie e figli dell'Istruzione non c'è stato tempo, né spazio, né voglia. E a tutte le colleghe mamme lavoratrici il ministro ha mandato un messaggio chiaro: fate come me, tornate al lavoro subito, ha detto in un'intervista a Io Donna. Perché stare a casa dopo il parto è un privilegio. Un privilegio? Non è un diritto?, domanda la giornalista. Risposta: Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare dei sacrifici.
Allora scopriamo che tutto può essere risolto con l’ottimismo, lo ricordiamo a Melina, quell’ottimismo di cui dovrebbero dotarsi le donne che perdono il lavoro o vengono mobbizzate al rientro della gravidanza. Forse la Maristar potrebbe spargere altrettanto ottimismo sulle precarie cui non viene rinnovato o confermato il contratto appena annunciano di essere incinte.
Ma quante donne sono costrette a lasciare il lavoro per asili insufficienti o perché una baby sitter costa più del loro stipendio? Ma la ministra superstar gode di privilegi, ella sì, che le comuni mortali non hanno.
E siamo anche preoccupate perché forse, qualche gelminiano datore di lavoro, pensa che se lo ha fatto Maristar lo può fare chiunque. Tanto lei ha sdoganato soprattutto davanti ai suoi colleghi maschi un vecchio messaggio contro il quale noi donne normali da anni lottiamo: il congedo di maternità non è una vacanza premio a cui il parto da diritto, un privilegio.
Per la festa della mamma ringraziamo la signora Gelmini e quelle come lei che hanno distrutto, con una ventata di ottimismo, il lavoro e le conquiste di anni.

Grazie Melina, per il coraggio che hai avuto e per l’azione rivoluzionaria di portare la tua bimba al lavoro.

A Maristar e alle combattive donne presenti in Parlamento, ricordiamo che l’art. 37 della Costituzione recita così:
“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione….”
Buona festa della mamma a tutte.

19 aprile 2011

La rassegna stampa di Eva del 19 aprile: notizie da non perdere

«Quando le donne stanno bene, tutto il mondo sta meglio» Amartya Sen (premio Nobel per l’Economia)

C'è solo l'imbarazzo della scelta nel proporre la rassegna stampa di Eva.
Una parola chiave e tutto si srotola, come il bandolo della matassa che la nonna ci faceva tenere per creare gomitoli. E mentre la lana cresceva attorno a un nucleo la vecchia signora (così la definivo) raccontava di donne, delle storie delle donne che durante la guerra si sostituivano agli uomini nel lavoro della terra, negli opifici e perfino nei cantieri edili.
Eccola la nostra rassegna stampa di oggi. Si srotola e, nel contempo, costruisce attorno a un nucleo la propria forma, pronta a trasformarsi in oggetti che crescono punto dopo punto, dritto e rovescio.
E allora parliamo dei numeri delle donne.
Che sta succedendo nel Paese dove da sempre i figli sono considerati "piezzi 'e core" e dove si pensava che il desiderio di maternità fosse universalmente diffuso, ma la fecondità è ormai da anni una delle più basse al mondo?
Pare proprio che sia in corso una sorta di silenziosa mutazione: donne stabilmente in unione sembrano apprezzare gli agi di una vita senza figli, gestita con molta libertà e senza troppi vincoli. Si scoprono sprovviste dell'istinto di maternità e dichiarano schiettamente che la loro vita è già così straripante di impegni ed interessi che un figlio sarebbe proprio di troppo!
Tra i primi ad accorgersi della presenza di queste donne ci sono gli studiosi di marketing che hanno individuato come importante target la coppia "DYNK" (dall'acronimo inglese Dual Income No Kids), cioè una coppia con due redditi e senza figli, spesso giovane e con standard di consumo elevati. Lo leggiamo in un articolo di Maria Letizia Tanturri che sottolinea come il fenomeno sia sempre più diffuso. Vi è persino un fiorente mercato di gadget e logo fantasiosi che promuovono la scelta dell'infecondità volontaria. E infatti, a proposito di numeri, basta googlare la parola childfree e spuntano 1.940.000 risultati utili. Per chi fosse interessato una nota compagnia low cost offre voli "child-free" perchè
i bambini oltre ad essere fastidiosi sono responsabili dei ritardi nell’imbarco. La soluzione? Un po’ di pazienza? Noooo, voli “child-free” per le tratte a più alta frequenza, pare già a partire da ottobre prossimo.A questo si aggiungerebbe un aumento dei prezzi per recuperare i costi per le cancellazioni dei voli e i ritardi ma pare che i passeggeri siano ben contenti di pagare un po’ di più pur di viaggiare senza mostri.
Eppure se guardiamo ai numeri, si legge che i successi ottenuti dalle italiane dal lato dell’istruzione sono innegabili, ma pare che non siano sufficienti a garantire il conseguente successo occupazionale. Nel 1950-51 si iscrivevano alle scuole superiori il 7,1% delle donne e l’11,8% degli uomini, mentre nel 2001-2002, le donne si trovano in una situazione di sostanziale parità rispetto agli uomini (89,8% e 89,5%) Fonte Istat
Nell’università la crescita della partecipazione femminile dal dopoguerra ad oggi è stata ancora più sorprendente: nel 1950-51 le studentesse universitarie erano un’eccezione (2,1% contro il 6% degli uomini), mentre oggi si iscrivono a corsi universitari 40 ragazze su 100 coetanee, contro 31 ragazzi su 100.
Se nel 1950-51 le donne erano appena un quarto degli iscritti, nel 2001-2002 sono diventate più della metà, il 55,6% .
Le studentesse ottengono, in media, votazioni migliori dei loro colleghi (non solo nelle lauree tradizionalmente “femminili”) e sono più veloci nel completare gli studi, ma pare che tutto questo non basti per garantire un più facile accesso al mercato del lavoro.
E ora, amici di Eva, lasciateci chiudere con un ricordo. E' morto il papà di Cicciobello, il bambolotto global, che dal 1962 ha accompagnato le bambine con Cicciobello Angelo nero, Cicciobello Ciao-Fiù-Lin con gli occhi a mandorla e la Miniluna Apollo. I numeri sono impronunciabili, se è vero che da almeno 50 anni Cicciobello fa la felicità di intere generazioni.

17 aprile 2011

Il tempo di tutti deve avere un giusto valore


Mi avvio con la mia saggezza nazional popolare a contestare le affermazioni e le banalissime, abusate e sinceramente fuori tempo, amenità che leggo qui, sul tanto pubblicizzato blog del Corriere della Sera che, con i potenti mezzi messi a disposizione dalla rete continua a mettere in evidenza le riflessioni della signora Elvira Serra che di se stessa dice “Non sono sposata, non sono fidanzata, non ho figli, non ho cani, gatti o tartarughine d'acqua. Guai a chi mi chiede: "Ma come è possibile?". Ha ragione ad affermare che il tempo delle single ha lo stesso valore di quello delle mamme, ha ragione a puntualizzare che il suo “tempo di single vale come quello di una felice pluripara” Che la sua serata sul divano a leggere un libro è per lei altrettanto vitale, rinfrancante e importante di quanto non sia per una mamma coccolare il suo bebè” Nessuno le toglierà mai le sue scarpe né i suoi libri sul divano, le scelte personali non si discutono e non ci sogneremmo mai, noi pluripare felici, di disturbarla con banali discussioni di pannolini e colichette neonatali, di notti insonni e dentini che spuntano, di alzatacce mattutine e corse vorticose per gli impegni familiari che devono incastrarsi con i tempi di lavoro che impediscono la conciliazione lavoro-famiglia,