7 luglio 2011

Le parole sono importanti - La rassegna stampa del 7 luglio

Magari uno Moretti non lo ama alla follia, ma se si è stati ventenni cinefili e militanti è difficile liberarsene del tutto.
Per dire, l'Eva che scrive non riesce a leggere i giornali senza sentirsene rimbombare la voce in testa:
Perché, per esempio, all'Eva che scrive vengono le bolle quando legge "B." al posto di "Presidente del Consiglio" o simili, le dà la misura di quanto questo Paese sia povero di autorevolezza e dignità; ma, allo stesso tempo, ha delle crisi respiratorie quando scopre che lo stesso Presidente del Consiglio decide di ritirare una norma di legge, "anche se giusta". Se è giusta e se serve a questo Paese, perché ritirarla? Significa dunque che non lo era, giusta, ma allora perché è stata inizialmente introdotta?

Le crisi respiratorie si aggravano, portando anche rigidità muscolare e bruxismo, di fronte alle esternazioni di un guitto che - come troppi - ritiene di essere in missione per conto di un dio e spara cazzate a destra e manca.
Sulla TAV in redazione ci sono opinioni diverse, sul fatto che, magari, prima di usare il termine "eroi" indistintamente e poi dover aggiustare il tiro dovresti metterti in comunicazione con il cervello, no, siamo tutti d'accordo.

Brividi e fischio acuto alle orecchie si manifestano invece mentre scorre le righe di un articolo in cui si attacca violentemente il modo di fare giornalismo nell'impero Murdoch.
La notizia è in effetti raccapricciante, se vera; ma che ci si pontifichi da queste parti, e soprattutto dalle parti di via Solferino è un cortocircuito fastidioso, se uno ricorda nitidamente gli editoriale faziosi, la finta pretesa di neutralità, le decine di informazioni false, imprecise, taroccate con cui ci hanno allietati in questi anni.
Poi, per un attimo, il dolore si attutisce, per lasciare posto a uno sconcertato stupore: esattamente cosa me ne dovrebbe fregare dell'opinione di Demi Moore in merito alla parziale assoluzione di una madre accusata di aver ucciso la figlioletta?
Ed è a questo punto che subentra anche il mal di testa, per cui non abbiamo più remore ad aprire l'articolo sulla mostra fotografica e l'opera di Gilbert Hage. Capiamo il senso del suo collage, ma non siamo sicuri di condividerlo fino in fondo: la libertà passa per una scollatura? Non lo sappiamo. Troviamo però estremamente imbarazzante che Repubblica arricchisca la galleria con i dettagli dei singoli décolletés.

Ormai in preda a conati e vertigini, chiudiamo in bellezza con La Stampa, che ci racconta delle dispute intorno alla mummia meglio conservata al mondo, quella della piccola Rosaria Lombardo. Che però forse si chiama Rosalia.
Un innocuo refuso, direte voi, e magari avete anche ragione, quaranta amati lettori. Però, se tu mi scrivi un pezzo volutamente sentimentalone, parli di culla, di bimba e di fiocchetti, magari un minimo di attenzione in più al nome potresti anche prestarla.

Avvolta in una coperta, con la borsa del ghiaccio in testa e quella dell'acqua calda sullo stomaco, inciabattata e stravolta, l'Eva che scrive a questo punto crolla miseramente sul divano e accende il fido lettore dvd. Forse le cose non sono mai andate come nei film, da nessuna parte del mondo. Forse anche i giornalisti più grandi sono scesi a qualche compromesso. Forse nessun editore ha mai scelto deliberatamente di rischiare tutto per ottemperare al proprio dovere.
Forse.
Forse.

1 commento:

  1. senza dimenticare che anche voi siete "stampa" LOL

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