
Oppure se si legge di Mario Monicelli si può pensare che sia comprensibile per un intellettuale come lui.
Come è comprensibile nel caso di un artista come Luciano Franceschini.
Ma quando è qualcuno "normale", qualcuno come noi a decidere di togliersi la vita? La tentazione è mettere l'etichetta di "insano" per non doversi confrontare con questo gesto, che forse di insano non ha nulla ma che certo è estremo. Più facile volare alto e discutere di artisti ed intellettuali, insomma di gente diversa, che sta fuori dal rassicurante cerchio in cui ci si trova fra simili.
E ci si rifiuta di vedere il nocciolo della faccenda, il rapporto fra il singolo e la sua volontà con la società, che circonda, accoglie, protegge il singolo ma che anche gli impone regole. E noi, i singoli, spesso dimentichiamo che siamo anche società per il singolo vicino a noi.
Una cosa che trovo cinica ed ironica allo stesso tempo, anche se di un cinismo e di un'ironia involontari, è che nel caso di suicidi eccellenti chi li critica richiamandosi alla sacralità della vita spesso se personaggio politico agisce contro lo stato sociale, tagliando i servizi essenziali per la qualità della vita stessa, come dire che parole e gesti vanno in direzioni diverse, forse anche opposte.
Le tabelle ISTAT dicono che nel 2009 si sono suicidate quasi 3000 persone, qualcosa di più di 8 al giorno.
Le tabelle ISTAT dicono che nel 2009 si sono suicidate quasi 3000 persone, qualcosa di più di 8 al giorno.
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Le decisioni degli amministratori sono insindacabili