19 giugno 2011

Se cedono

Bene, non abbiamo idea, a questo punto, se e quando si voterà.
Ma a Roma siamo pronti per la campagna elettorale: ogni tanto intendiamo pubblicare queste due foto (ma vi avvertiremo perché possiate tempestivamente attivare il parental control sul vostro pc) per ricordare ai romani chi hanno avuto lo stomaco di eleggere e per invitarli a non perseverare nell'errore.
Lo faremo perché siamo sicuri che questi due qui accanto e qui sotto - quella col tailleur rosso e quello con l'orologio, guarda caso, nero - faranno di tutto per lasciar cadere nel dimenticatoio quella giornata.
Come si dice, li riconosci dagli amici che hanno.

Vedremo chi rimetterà i pantaloni all'Unità

"Ci somiglia, è una di noi"
"Ognuna di noi è di fatto sola contro il mondo"
Sono queste alcune delle reazioni (emotive) alla risoluzione consensuale del contratto tra Concita De Gregorio e Soru.
Noi, di pancia, siamo dispiaciute per l'uscita di Concita dall'Unità. 

Ma siamo sicure che il suo percorso non è terminato. Le scelte editoriali di un editore privato sono spesso dettate da fattori economici, anche se da storica lettrice del quotidiano fondato da Antonio Gramsci,  mi aspetto un'impostazione meno privatistica e più politica.
Le rendiamo omaggio con un bellissimo articolo  pubblicato sul suo blog. 
Grazie Concita, ti abbiamo ascoltato in Piazza della Scala a Milano e ancora alle manifestazioni di "se non ora quando". Il tuo impegno è fondamentale per tutte le donne e gli uomini di questo paese.

Le donne per strada danno alla luce un tempo nuovo.


Notizie (quasi estive) da non perdere - La rassegna stampa di Eva


Peccato, oggi non si vota: ci avevamo fatto l'abitudine a passare delle belle domeniche al seggio, invece oggi bisognerà andare al mare. Prima, però, facciamo un salto in Giappone per regalare ai nostri fidanzati questa cosa, così magari non insisteranno più per avere un figlio.
Poi ci sarebbe questa storia qui, tanto per ricordare che è più facile essere ammazzate da qualcuno che conosciamo che da un romeno incavolato.
Quasi estate: infatti ecco una notizia estiva che più estiva non si può; e voi, avete qualche altra istruzione per l'uso?
Ne avevamo già parlato l'altroieri, ve lo ricordiamo oggi: avete guidato con Malan?
Belle notizie: queste signorine non sono nude, ma le loro immagini vanno a ruba.
Infine, ovviamente, irriducibilmente romantici, segnaliamo la storia del bacio di Vancouver: la foto è qui a sinistra; tutti vorremmo essere nei panni di quei due ragazzi, e non solo perché sono giovani e belli.


18 giugno 2011

Nove carciofini e mezzo


Si trovano ancora dei carciofi freschi? Temo di no, ma vorrei comunque condividere con i miei venti lettori un'ultima ricetta che li vede protagonisti, e per la quale si possono utilizzare anche quelli di fine stagione, un po' più duri e magari con il "pelo", che vanno puliti più a fondo e che, alla fine, risultano meno belli da vedere.
Proviamo quindi ad utilizzarli per arricchire una frittata.
Nota importante: i carciofi in cottura tendono a ridursi, io suggerisco di utilizzarne una piuttosto piccola, così la frittata sarà più alta.
Per quattro persone quattro/cinque carciofi e cinque uova: i carciofi andranno puliti con pazienza e tagliati a spicchi: potete salvare anche il gambo, separandolo dalle foglie.
A questo punto, un paio di cucchiai d'olio, sale, spicchi d'aglio e prezzemolo (se vi piace anche un po' di peperoncino) e quando l'aglio è scuro avanti a rosolare i carciofi con fiamma vivace, almeno per una ventina di minuti. Il tempo quindi di sbattere le uova aggiungendo eventualmente anche una tazzina da caffè di latte (e no, niente parmigiano, secondo me non va bene) e renderle ben schiumose.
Nella padella aggiungiamo dunque l'uovo e abbassiamo la fiamma per non far diventare la frittata troppo scura: quando l'uovo sarà rappreso da una parte è il momento di girarla. Sconsiglio di provare il colpo di polso, aiutatevi piuttosto con un piatto.
Mi voglio rovinare: su questa frittata addirittura un frizzantino bianco potrebbe starci bene.

La retorica delle mele ovvero "chi non ascolta si candida alle sberle"



Mai come in questo momento la politica è stata così lontana dai cittadini. Mai come in questo tempo si tocca con mano il divorzio tra paese e potere politico. Mai come in questo momento l'arroganza e la volgarità offendono i lavoratori, tutti, e non solo i precari .

Imbarazzante. Non ci sono altri aggettivi per definire le ultime affermazioni del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, pronunciate a margine del convegno “I Giovani Innovatori”.
Il ministro, di fronte ad una rappresentate dei “Rete dei precari della P.A.“, non solo ha rifiutato qualsiasi tipo di confronto, ma ha pensato bene di lasciare l’incontro pronunciando poche, semplici parole: «questa è la peggiore Italia».
Un commento sprezzante, inaccettabile proprio perché arriva da un ministro della Repubblica e, nello specifico, da colui che dovrebbe preoccuparsi proprio dei problemi degli impiegati pubblici. Ai pochi, temiamo molto pochi, che non hanno potuto ascoltare le parole del Ministro lasciamo il video originale caricato su Youtube.
Lo stesso Brunetta, peraltro, era intervenuto solo 24 ore prima nella trasmissione “Otto e mezzo“, condotta da Lilli Gruber e in onda su La7. 

Già lì aveva detto : «Basta con la retorica del precariato – aveva attaccato – visto che ci sono 4 milioni di stranieri che vengono a fare i lavori che gli italiani non vogliono fare, quando ci sono 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano, quando ci sono le imprese che cercano specializzazioni che non trovano perché nessuno vuol fare quei lavori. Basta con la retorica – ha poi proseguito – ci vuole concretezza. Ogni tanto c’è una madre che si lamenta con me perché suo figlio non trova lavoro, ma quando le dico: “Bene, allora domani mattina alle 5 vada ai mercati generali a scaricare le cassette”, lei risponde sempre “eh no!”. Se vuole lavorare, invece, quello è il modo migliore. Scaricare la cassette! Per tutti gli italiani! E magari anche raccogliere le mele delle sue parti».

Renato Brunetta - Ministro della Repubblica
Si, ma se Brunetta piange Stracquadanio non ride. E allora vi rimandiamo al lusinghiero giudizio sul popolo del web. 
Ma ci consola far parte del popolo del web. E di non aver bisogno di essere una donna orizzontale. Sicuramente non abbiamo bisogno di fare coming out.
"Se anche una deputata o un deputato facessero coming out e ammettessero di essersi venduti per fare carriera o per un posto in lizza - insiste Stracquadanio - non sarebbe una ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato".



L'ingegno

L'Aquila disse ar Gatto: - Ormai so' celebre.
Còr nome e co' la fama che ciò io
me ne frego der monno: tutti l'ommini
so' ammiratori de l'ingegno mio! - 

Er Gatto je rispose: - Nu' ne dubbito.
Io, però, che frequento la cucina,
te posso di' che l'Omo ammira l'Aquila,
ma in fonno preferisce la Gallina...

(Trilussa)