14 marzo 2011

Casalinghitudine

Ha senso, oggi, riflettere sulla condizione di casalinga senza che vengano in mente i luoghi comuni rimandatici magari dalla pubblicità e da come la donna di casa si è evoluta in immagine e rappresentazione?

All'inizio c'erano le casalinghe privilegiate, quelle che non andavano a lavorare perchè le donne sono fatte per stare a casa e farsi mantenere dal marito o dal padre. Erano privilegiate, perchè erano fornite di abbondante personale di servizio che le sollevava da qualsiasi lavoro domestico e loro potevano dedicarsi al ricamo, alle opere di bene, alle amiche.



Dopo ci furono le casalinghe che dovettero uscire di casa, portare a casa un stipendio per mantenerla ma rimasero fondamentalmente legate alle pareti domestiche. Il lavoro era una pausa, un intervallo: la vita vera continuava ad essere tra i fornelli, con i figli e - soprattutto - a pulire e lustrare.
Arrivarono poi le casalinghe di ritorno, donne che sceglievano la casa e i figli dopo una carriera e sfogavano il desiderio di femminilità facendo marmellate e dedicandosi al découpage, dopo aver ignorato per anni persino come far partire la lavatrice.
Infine le più famose di tutte, le Casalinghe Disperate, che dovrebbero rappresentare il nuovo paradigma con le quali certe donne devono fare i conti.
E poi c'è chi ci dice che la casa e la vita domestica non sono né un feticcio al quale immolare la vita né un ripiego per aspirazioni frustrate, "perchè è impossibile una vita solo funzionale, senza piccoli gesti di agio, senza un odore di cura, senza una qualche ricchezza."
Un bel libricino, questo Casalinghitudine di Clara Sereni, ristampato per la BUR, dopo essere stato pubblicato per la prima volta nel 1987: racconta una vita per niente banale (cercate la biografia dell'autrice), piena di impegno politico, di complesse trame familiari, di un figlio fortemente segnato da una grave malattia psichica.
Un racconto tenuto insieme dal filo dei ricordi e punteggiato di ricette di piatti che questi ricordi rinnovano e ripropongono: "nella vita costruita di tessere mal tagliate, nella vita a mosaico (come quella di tutti, e più delle donne) la casalinghitudine è anche un angolino caldo. Un angolino da modificare ogni momento, se fosse fisso sarebbe morire."

1 commento:

  1. grazia zecchini17 aprile 2011 22:59

    La caverna degli uomini primitivi era l'essenza delle funzioni domestiche. Ci si dormiva, ci si mangiava, ci si copulava, ci si facevano i figli. La nostra caverna di ora è una prigione che ci siamo costruite, suppellettili, lenzuola e copertine belle,tappeti, tende, pentole, elettrodomestici, accessori di ogni tipo, oggetti che richiedono manutenzioni quotidiane. Sorelle, ma chi ce l'ha fatto fare? Si lavora fuori casa per comprare quegli oggetti che ci sembrano diventati necessari e si lavora in casa per tenerli decentemente. Si pensa che utilizzandoli risparmiamo tempo per noi. Un gatto che si morde la coda. Un'assurdità logica.Ore e ore che tolgono il tempo all'essenziale: seguire le nostre inclinazioni e occuparci delle relazioni con le persone a cui vogliamo bene. Qual è la risposta? SEMPLIFICARE. Ridurre, eliminare. La Pop art mi ha insegnato a vedere gli oggetti al di là della loro funzione, come prodotti del consumismo di massa. Questo sono. Un condizionamento mentale. E la casalinghitudine è il frutto di questa alienazione dalla naturalità.

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