9 marzo 2011

Liberarsi dal fumo nero con un concerto d'amore



CONCERTO D’AMORE PER LA TERRA DEI FUOCHI
Intervista a Maria Novella Vitale - sociologa e ideatrice del concerto

Parlami del Concerto che ti ha visto tra gli organizzatori e che si è tenuto il 25 febbraio 2011 a Castel Morrone in provincia di Caserta. E’ stato un concerto di denuncia, vero?

Si’, circa sette mesi fa e precisamente il 25 luglio 2010, nel mio paese del casertano, Santa Maria Capua Vetere e nei paesi vicini, bruciava di tutto. E non stiamo parlando non di falò da spiaggia, ma di roghi di rifiuti industriali altamente tossici.

Dalla mia finestra quel giorno si intravedeva una specie di fungo di fumo attorniato da sottili colonne nere, che proveniva dall'incendio di una discarica di auto rottamate in un paese vicino e da una serie di  discariche abusive più piccole.
Ordinaria amministrazione nella Terra dei Fuochi, purtroppo. La Terra dei Fuochi è quella terra che comprende le province di Napoli e di Caserta dove sono anni che la malavita organizzata smaltisce illegalmente i rifiuti industriali.
Ci sono anche altri modi per smaltire i rifiuti tossici: il seppellimento (è capitato di trovare interi camion sotterrati), il riempimento di cave, lo sversamento in fiumi, laghi e mare, ma quello più evidente da un punto di vista olfattivo e visivo sono gli incendi.
Chissà perché proprio quel giorno mi è scattato un moto di rabbia più forte degli altri. Eppure sono anni che io ed altri ci battiamo per la vita, per la vita nostra e dei nostri figli, cercando di contrastare, attraverso denunce, gli sversamenti illegali.
I motivi sono stati diversi.
Forse è stato Alfredo che mi ha telefonato da Capua, disperato, dicendo che a casa sua non si respirava per il fumo. O forse il tam tam delle immagini dei roghi su Facebook. O mia figlia che mi chiedeva attenzione e io non riuscivo a dargliela, come se il fumo nero mi fosse entrato anche dentro.
Ed è intollerabile sentirsi soffocare dentro, anche nell’anima. Soffochi non solo fisicamente, ma anche moralmente, perché sai che che gli sversamenti di rifiuti tossici danneggiano in modo continuativo te e i tuoi figli.
Soffochi perché ti fanno credere che non c’è niente da fare, che sono le leggi perverse del mercato a dettare le regole.
QUEL GIORNO HO SENTITO PROFONDAMENTE CHE L’INELUTTABILITA’ E’ SOLO UNA SCUSA CHE I POTERI USANO PER GIUSTIFICARE I LORO SOPRUSI
E’ insopportabile, intollerabile ed ingiusto arrendersi al degrado che ci circonda, arrendersi alle statistiche Istat che dicono che i nostri figli, nati nelle province di Napoli e Caserta, sono destinati a vivere dai 2 ai 4 anni in meno, rispetto ai bambini di altre province di Italia.
Pensate a quello che può succedere in 2 anni di vita, pensiamo a quello che si fa in 730 giorni: si ride, si gioisce, si piange, si soffre, si ama... si vive. E pensiamo a quanto è ingiusto che, per squallidi motivi di interessi economici, legati allo smaltimento illecito dei rifiuti industriali o a qualsiasi altro business, ci vengano negati due anni di emozioni, sofferenze, risate, amore…
Perché accettiamo tutto questo? Perché accettiamo i roghi? E le discariche abusive?
Perché accettiamo continui attentati alla nostra salute ? Ed è da queste domande che è partita l’idea del concerto, che, come un virus buono, ha coinvolto tante persone, decine di associazioni, artisti, un premio nobel come Dario Fo, giornalisti, vescovi, coscienze sdegnate per il genocidio che stiamo subendo. E’ da queste domande è nata la sfida.

Perché un concerto?
Dovevamo trovare un modo per puntare i riflettori sulla nostra realtà e coinvolgere quanta più gente è possibile. Galeotto fu il flamenco che andammo ad ascoltare, con amici, all’aperto, quella sera, ad un festival, che ci fece intravedere la musica come strumento di trasmissione di gioia, di amore e di coesione.

Raccontaci gli step organizzativi di questo evento
Io non sapevo nemmeno se il concerto si sarebbe fatto o meno. E come me le altre persone che avevano iniziato a lavorare all’iniziativa. C’era bisogno di raccogliere artisti, associazioni e soldi. Eravamo tutti assolutamente a digiuno di come organizzare un evento del genere. Piano piano abbiamo coinvolto associazioni (siamo arrivati a circa 100 a fine percorso).
All’inizio quello del concerto sembrava un sogno irrealizzabile. Dove prendere i soldi? Come si fa ad organizzare un concerto? Quali sono gli step organizzativi? A poco a poco grazie alla “sana” determinazione di qualcuno di noi, questa sfida è andata avanti. Dapprima si sono consolidate le alleanze. Padre Alex Zanotelli ci ha dato delle dritte utilissime suggerendoci di coinvolgere la Chiesa e i giudici. Mi ricordo il giorno di settembre in cui con Rosa e Annasilvia siamo andate a trovare Padre Alex nella chiesa della Sanità. E da qui il coinvolgimento dei vescovi di Capua e di Caserta, Mons Bruno Schettino e Mons Pietro Farina, del vescovo Nogaro e dei giudici Raffaello Magi e Raffaele Cantone. Mano a mano aumentavano anche le adesioni associazionistiche e poi la svolta: l’incontro con Imad Zebala, il direttore artistico, che, forse stupito dalla nostra determinazione, ha messo a disposizione di una terra che non è la sua (lui abita in Umbria) e di gente che non conosceva, per tre mesi competenza, professionalità e generosità.

Cosa è stato per voi questo concerto?
Questo concerto è stato una grande gara di solidarietà.
Tutti gli artisti che hanno partecipato hanno aderito gratuitamente: Modena City Ramblers, Nando Citarella e i tamburi del Vesuvio. Ernesto Bassignano e Michele Micarelli, Capone e bungt e bangt, Marco Zurzolo, Patrizio Rispo, Maria Pia de Vito, Canio Loguercio,Pietro Condorelli, Mamma Tammorra, A 67, Ugo Maiorano e paranza, Zampogne d’Altrocanto, Rete co'mar, Batacoto tamburi brasiliani.
Ha aderito gratuitamente la giornalista che ha condotto la manifestazione, Giulia Fossà.
Gratuitamente hanno partecipato i Vigili del Fuoco di Caserta, la vigilanza privata Lavoro e Giustizia di Caserta, la protezione Civile di Macerata Campania e Caserta, il servizio di Vigilanza della CGIL. Hanno dato una mano anche alcuni sponsor locali. Ci sono stati patrocini istituzionali.
Ma soprattutto ci siamo stati noi: donne ed uomini, non solo campani, desiderosi di giustizia e di vita. Ci siamo stati noi che abbiamo girato porta a porta per raccogliere sottoscrizioni a partire da 5 euro.
E chi ci ha visto abbracciarci durante il concerto, ha sentito che, forse, in gioco non c’era solo una esibizione canora ma la possibilità di un popolo di reagire alle ingiustizie che sta subendo. Rosa, Irene, Maria Teresa, Angelo, Annasilvia, Peppe, Rosanna, Adriana, Don Antonello, Rosaria, Roberto, Luca, Ludovico, Bartolomeo, Ciro, Franca, Vanda, Tiziana, Gennaro, Alberto, Elisa, Roberta, Roberto, Antonio, Imad, Monica, Barbara, Nadia, Lella, Barbara, Dario, Mara, Cesare, Santa, Daniela, Lina, Gerardo, Paola, Gianni, Antonietta, Alex, Felicetta, Gaetano, Lucio, Virginia, Ranieri, Mena, Jacopo, Nora, Elisabetta, Mario, Salvatore, Francesco, Giovanni, Maria Michela, Lorenzo, Novella, Peppe, Carlo, Massimo, Matteo, Giovanna, Checca, Annamaria, Gino, Biagio, Erica, Arianna, Annamaria, Viviana., Giuseppe, Maria Teresa, Giuliana, Vilma, e tanti, tanti altri.

3 commenti:

  1. Rospetta20119 marzo 2011 23:27

    Avete coraggio da vendere. Chi non vive il nostro dramma non può capire

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  2. Io c'ero e ho sentito tutta l'energia della nostra terra. Posso guardare negli occhi mio figlio e dirgli che non mi arrendo.

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  3. caprice de deux16 marzo 2011 09:02

    come residente estero vivo ancora più veracemente il problema di interi territori che mi coinvolgono emotivamente per nascita cultura e tradizione; letteralmente distrutti -anche se non apparenti- dal deo malefico danaro e dai suoi seguaci, mafie, istituzioni corrotte e pseudo-politici di malaffare. qualsiasi atto liberatorio da questa realtà locale è per me impegno sociale, umanitario ed esistenziale. certo, l'arte come comunicazione è un veicolo di protesta civile sempre. caprice de deux alias cosimo riccio

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