Chi ha avuto l'onore di incrociare Persepolis quando era ancora meno che un fenomeno di nicchia sa che il primo problema che si presenta è capire come si pronunci correttamente il nome dell'autrice.
Istintivamente, l'Eva che scrive ha optato subito per Marian Satrapì e, a quanto pare, non è andata troppo lontana dalla verità.
Autrice e protagonista è infatti Margian Satrapì, detta Margi, nata e cresciuta in Iran durante la Rivoluzione che ha deposto lo Scià e portato al potere l'integralismo peggiore, venuta in Europa giovanissima, tornata in Iran appena ventenne, scoprendo di essere straniera ovunque si trovi a vivere, esule per sempre in Francia.
Educata, accompagnata e rimproverata da due genitori estremamente liberali e illuminati, e da una nonna sanguigna, incazzosa, con il seno sempre profumato di gelsomini e integerrima moglie e madre di due uomini uccisi dalla dittatura.
Educata, accompagnata e rimproverata da due genitori estremamente liberali e illuminati, e da una nonna sanguigna, incazzosa, con il seno sempre profumato di gelsomini e integerrima moglie e madre di due uomini uccisi dalla dittatura.

Fa uno strano effetto rendersi conto, guardando il film, che quello è lo stesso Iran governato da quel buffone di Ahmadinejiad o come cacchio si scrive, lo stesso che quando eravamo piccoli ci sembrava un posto lontanissimo, lo stesso che un tempo si chiamava Persia, ed evocava con il solo nome luoghi e atmosfere esotici, suggestivi e magici, lo stesso dove l'anno scorso Neda Agha-Soltan è rimasta uccisa mentre manifestava in difesa della libertà.
Della Persia di quando eravamo piccoli, della Persia delle fiabe o delle reminiscenze delle traduzioni di greco, non c'è nulla in Persepolis; film e fumetto sono la storia di una donna, e come tale comica e struggente, piena di decisioni da prendere, di momenti senza ritorno, di scelte di libertà per le quali c'è sempre un prezzo da pagare.

Di qui viene tutta la differenza.
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