16 luglio 2011

Il buono, il brutto e il calzone


Oggi parliamo di un piatto ad effetto che però è pronto con pochissima fatica: il calzone al forno.
Che va bene, tra l'altro, per organizzare una cena al volo, a condizione che si abbia l'accortezza di tenere in frigo una confezione di pasta sfoglia; suggerisco non quella surgelata ma quella fresca, che non ha bisogno di essere stesa con il mattarello e che reca con sé anche un foglio di carta da forno.
Per quattro persone, dunque, due patate non troppo grosse, una mozzarella da duecento grammi, meglio se non troppo fresca, ed una vaschetta di prosciutto cotto, oltre ovviamente alla pasta sfoglia.
Lessiamo le patate e nel frattempo prendiamo una placca del forno e stendiamoci sopra la pasta sfoglia (ovviamente con la carta da forno all'esterno). Pelate e sbucciate le patate, le tagliamo in fettine non troppo sottili e le piazziamo al centro della placca, per costituire la base del ripieno; sulle patate una generosa macinata di pepe nero e poi la mozzarella tagliata a fettine, e sulla mozzarella le fette di prosciutto.
A questo punto il meno è fatto: dobbiamo chiudere il calzone ripiegando i lembi della pasta sfoglia verso il centro, e magari è una buona idea aiutarsi con la carta da forno: così non dovrebbe strapparsi la pasta.
Forno a 180°, il tempo di far colorire la sfoglia: vi consiglio di non usare il grill, che agisce troppo in fretta e non c'è tempo sufficiente per sciogliere la mozzarella. Si accompagna con una buona birra di abbazia, e se cercate bene ne trovate anche di italiane, ottime.
Skoll!!

15 luglio 2011

Il TAR del Lazio fischia il fallo! Cartellino rosso per la giunta Alemanno

Principio della Pari Opportunità in Tema di Nomine
Art 5 : Nel nominare i componenti della Giunta Comunale, i responsabili degli uffici e dei servizi nonché nell'attribuire e definire gli incarichi dirigenziali e quelli di collaborazione esterna, il Sindaco assicura una presenza equilibrata di uomini e di donne, motivando le scelte operate con specifico riferimento al principio di pari opportunità.
Per chi volesse conoscere la fonte diciamo subito che è lo Statuto del Comune di Roma, e su questo principio scritto il Tar del Lazio ha accolto integralmente la tesi dei Verdi, i primi a presentare ricorso contro il mancato rispetto delle quote rosa nella giunta capitolino.
Lo Statuto del Comune di Roma infatti, prevede che il sindaco sia obbligato ad assicurare una presenza equilibrata tra uomini e donne, Alemanno invece aveva nominato una sola donna su 12 assessori "nonostante la chiarezza dello Statuto", spiega l'avvocato Valentina Stefutti, che ha curato il ricorso dei Verdi al Tar, che vedeva come primo firmatario il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli. "Nonostante la chiarezza dello statuto - riferisce l'avvocato Stefutti - il sindaco Alemanno ha ritenuto di insistere, e addirittura ha rifatto il provvedimento a marzo, nominando una seconda giunta che nominava i precedenti assessori, quindi una sola donna, l'assessore Belviso, con motivazioni completamente destituite da ogni fondamento, la motivazione era - conclude - che c'erano poche donne nel consiglio comunale.

Commento: La decisione del Tar del Lazio di azzerare la giunta del Comune di Roma perchè non ha garantito un'equa rappresentanza di genere ha un grande significato politico, sociale e culturale. E' il segno che dalle parole si passi ai fatti e che le pur blande normative in materia devono essere sempre pienamente applicate.

La toppa è stata messa subito: Rossella Sensi in giunta. Si tenta il rigore al 90° minuto?

Se ti ammali non vale! Licenziata/o



Affrontare la malattia significa anche superare disinformazione, burocrazia, leggi complicate: lo sanno bene i lavoratori che si ammalano seriamente.

Un'operaia dipendente da 16 anni dalla ditta Nuova Termostampi di Lallio (BG) è in stato vegetativo, e la licenziano dal lavoro per le troppo assenze. Non solo: «Crea intralcio all'attività produttiva». Ha dell'incredibile la vicenda che vede al centro una donna in stato vegetativo dal gennaio dello scorso anno, una condizione nella quale quattro mesi dopo, riuscì comunque a dare alla luce una bimba, la quarta dei suoi figli. L'articolo è pubblicato oggi dal Corriere. La signora è tuttora ricoverata all'istituto don Orione di Bergamo, e ovviamente non ha potuto riprendere il suo posto di lavoro alla ditta Nuova Termostampi di Lallio (Bg), di cui è dipendente da 16 anni. E che ora, denuncia la Cgil di Bergamo, le ha inviato una lettera per licenziarla perché, spiegano, la signora «ha effettuato 368 gg di malattia», superando «il periodo di conservazione del posto di lavoro previsto dall'art. 39, comma 7, Parte 2° del vigente C.C.N.L (e pari a 365 giorni)». Non solo: «la discontinuità della sua prestazione lavorativa crea evidenti intralci all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro ed al suo regolare funzionamento, incide in modo sensibile sull'equilibrio dei rispettivi obblighi contrattuali».Sorte analoga è quella dei genitori dei bambini Un genitore ogni quindici di bambini malati di tumore perde il lavoro a causa delle prolungate assenze fatte per assistere il figlio. 

14 luglio 2011

Quatorze juillet




Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino
Assemblea Nazionale Costituente del 1789



Entrata in vigore: 26-27 agosto 1789



I rappresentanti del popolo francese, costituiti in Assemblea Nazionale, comprendendo che l’ignoranza, l’oblio o la non curanza dei diritti dell'uomo sono le sole sorgenti delle pubbliche calamità e della corruzione de' governi, decisero di esporre in una dichiarazione solenne i diritti naturali, inalienabili e sacri dell'uomo, affinchè questa dichiarazione, sempre presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi ad essi del continuo i loro diritti e doveri; affinchè gli atti del potere legislativo e dell'esecutivo, potendo essere ad ogni istante paragonati collo scopo d'ogni politica istituzione, siano più rispettati; e i reclami de' cittadini, fondati d'or innanzi su semplici e incontestabili principj, giovino a sempre mantenere la costituzione e il ben comune.

In vista di ciò, l’Assemblea nazionale riconosce e dichiara, dii presente e sotto gli auspizj dell’Essere supremo, i seguenti diritti dell’uomo e del cittadino.

Art. I.Gli uomini nascono e restano liberi ed uguali nei diritti; quindi le distinzioni sociali non possono esser fondate che sull'utilità comune.

Art. II.Lo scopo d'ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell'uomo vale a dire la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione.

Art. III.Il principio d'ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione, nè alcun corpo o individuo può esercitare un'autorità che non emani espressamente da quella.

Art. IV.La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri; quindi l'esercizio dei diritti naturali di ogni persona non ha altri confini, se non quelli che agli altri membri della società assicurano il godimento dei medesimi diritti; nè questi confini ponno essere determinati che dalle leggi.

Art. V.La legge ha il diritto di proibire le sole azioni nocive alla società; e tutto ciò che non dalla legge non è proibito non può essere impedito, e niuno costretto a far quello che essa non impone.

Art. VI.La legge è l'espressione della volontà generale, avendo tutti i cittadini diritto di concorrere alla sua formazione, personalmente o per rappresentanti; e debb' essere per tutti la stessa, o protegga o punisca. Tutti i cittadini, come uguali ai suoi occhi, sono del pari ammissibili a tutte le dignità, cariche, pubblici impieghi, secondo la loro capacità, e senza altra distinzione che quella delle virtù e dell'abilità.

Art. VII.Nessuno individuo può venir accusato, arrestato o detenuto fuorchè nei casi determinati dalle leggi e secondo le forme che esse hanno prescritte; e devono punirsi quelli che sollecitano, spediscono, eseguiscono o fanno eseguire ordini arbitrarj: ma ogni cittadino chiamato o arrestato in forza della legge, deve ubbidire immediatamente; resistendo, si rende colpevole.

Art. VIII.La legge non deve stabilire se non pene strettamente ed evidentemente necessarie, e niuno può essere punito se non in virtù d'una legge stabilita e promulgata prima del delitto, e legalmente applicata.

Art. IX.Dovendosi presumere innocente ogni uomo sino a che non sia stato dichiarato colpevole, se il suo arresto sarà giudicato indispensabile, deve però essere dalla legge severamente represso ogni rigore che non necessario per assicurarsi della sua persona.

Art. X.Nessuno dee venir molestato per le sue opinioni, fossero anche anche sediziose, purchè la loro manifestazione non turbi l'ordine pubblico stabilito dalla legge.

Art. XI.La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è un diritto de' più preziosi per l'uomo: quindi ogni cittadino può parlare, scrivere, stampar liberamente, salvo a rispondere dell'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge.

Art. XII.La garanzia dei diritti dell'uomo e del cittadino rende necessaria una pubblica forza; questa è dunque costituita per il vantaggio di tutti, e non per particolare utilità di quelli, cui essa è confidata.

Art. XIII.Pel mantenimento della pubblica forza e per le spese d'amministrazione è indispensabile una comune contribuzione, la quale debb' essere ugualmente ripartita fra tutti i cittadini in ragione delle loro facoltà.

Art. XIV.Tutti i cittadini hanno il diritto di comprovare o da sè stessi o pe' loro rappresentanti la necessità della pubblica contribuzione, di approvarla liberamente, di seguirne l'uso, di determinarne la quota, la riscossione e la durata.

Art. XV.La società ha diritto di dimandar conto a ogni pubblico agente della sua amministrazione.

Art. XVI.Ogni società, nella quale la guarentigia dei diritti non è assicurata, nè la separazione dei poteri determinata, non è costituita.

Art. XVII.Essendo la proprietà un diritto inviolabile e sacro, nessuno può esserne privato, se non quando la necessità pubblica, legalmente constatata, l'esige evidentemente, e a patto d'un equo anteriore risarcimento.

Fine vita: mai


Insomma, i giochi non sono ancora fatti, ma poco ci manca; andrà in terza lettura al Senato, ma la legge sulla dichiarazione anticipata di trattamento è in dirittura di arrivo, e ci vieterà di decidere cosa fare del nostro corpo quando sarà arrivato il momento. Peggio di quanto potessimo immaginare, e di quello che vi avevamo raccontato qui.
Con la dichiarazione anticipata di trattamento, così come è uscita dalla Camera dei Deputati, non
si potranno indicare i trattamenti da rifiutare, ma solo quelli che accetteremo, ed avrà quel modestissimo valore che la legge le conferisce solo alla fine dei nostri giorni.
Saremo prigionieri di un groviglio di commi, cavi e tubi, e nessuno potrà liberarci.
Insomma, stanno violando l'articolo 32 della Costituzione e negando il diritto del cittadino di poter disporre di se stesso.
Dal diritto alla vita stiamo passando all'obbligo di vivere.
E noi vogliamo permettere che degli estranei (287 parlamentari nominati con il Porcellum) decidano per noi?