26 maggio 2011

Rassegna aliena - Notizie del 26 maggio

Come vi abbiamo raccontato, ieri era il Towel Day.
L'Eva che scrive aveva dimenticato a casa l'asciugamano, ma in compenso ha deciso di tornare usando quella specie di esame finale di un corso di sopravvivenza che sono i mezzi pubblici romani. A bordo del treno 7428 per Cesano di Roma, partito dal binario 10 della stazione Ostiense alle 17.42 (quindi con venti minuti di ritardo), ha trovato posto a sedere di fronte alla cabina del macchinista e ha avuto modo di constatare che lì dentro si fuma liberamente.
Non solo, ma ha anche scoperto che con i suoi biglietti (diligentemente timbrati anche quando il capotreno si lamenta perché si dovrebbero usare le obliteratrici al pianterreno - spesso rotte) viene pagato lo stipendio all'elegante macchinista che, un istante prima della partenza, si è messo gridare "Anvedi 'o zingaro! Nun o' fa' sali', che 'sto stronzo nun c'ha er bijetto", accelerando la chiusura delle porte e la messa in moto, per poi riaffacciarsi dal finestrino e urlare "Vaffanculo zingaro! 'sto zingaro di m***a!".
L'Eva che scrive non è proprio minutissima, ma non è nemmeno troppo grossa e, a giudicare dalle risatine

25 maggio 2011

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La componente nerd di Eva ricorda a tutti i suoi lettori che oggi è il Towel Day, il giorno in cui si commemora Douglas Adams e la sua trilogia in quattro volumi.

Addio Doug, e grazie per tutto il pesce.

La rassegna stampa di Eva del 25 maggio: le notizie da non perdere

Meno di un mese fà tutti eravamo in trepidazione per le reali nozze. L'atteso The End è giunto, ma il vissero felici e contenti ahime è una frase che esiste solo sulla carta stampata. Nella realtà la principessa ha a che fare con prove tribolanti per testare la robustezza della regale unione. Anche ricevere in visita la consorte del Re di un paese lontano . Vien da dire: o poor Princess Catherine.
Eva che rassegna un giorno sarà mamma, forse, e leggere di siffatte nefandezze non la rende contenta. Perchè i bambini vicini e lontani son pur sempre l'innocenza che siamo stati e distruggerla cosi non è bello. E poi quanto possiamo essere distratti dalla vita da dimenticarci di loro? Ma per fortuna qualcuno ci ricorda che è il momento di prendere qualcosa che fortifichi la memoria. Sotto ogni punto di vista.
E di quest'altra cosa, che procura brividi lungo la schiena ne vogliamo parlare? Siamo nel 2011 e il MedioEvo pare ancora fra noi.

24 maggio 2011

Ho detto in ufficio che sono incinta e mi hanno licenziata....

Maria Rosaria è un nome inventato. La sua storia no. Ha diciassette anni ed è incinta. Lavorava a nero. In un posto orrendo, sporco ed insicuro che le sue amiche di fatica, chiamano 'a fabbrica. Cuciva pantaloni e giacche.
Per dieci e anche più ore al giorno. Lavorava. Perché è stata cacciata via a pedate dal posto di lavoro. Schiaffeggiata dal padrone: Sergio Nardiello, 55 anni, di Frattamaggiore, iscritto nel registro degli indagati per i reati di lesioni, violenza e minacce.
Innervosito dalla pretesa di questa mamma bambina di avere addirittura due ore di permesso. Perché da giorni non si sentiva un gran che bene.
E voleva andare dal ginecologo con la mamma. Perché lavorare alla macchina per cucire o peggio nella zona della stiratura per otto ore, che diventano undici con lo straordinario (tre ore pagate appena un euro, che fanno trenta centesimi per sessanta minuti), ad una ragazza incinta può anche creare qualche problema di salute. Il padrone o anche «'o masto» - che in italiano sta per maestro - inviperito dalla proteste della ragazza l'ha maltrattata fisicamente. Davanti alla mamma terrorizzata. L'ha mandata a quel paese. «E già! Mo ci mettiamo a chiedere pure i permessi. Tu qui non ti devi fare più vedere», le ha gridato contro il padrone che le ha sbattuto la porta in faccia. 

Lo stesso destino dei lavoratori cinesi nei laboratori.... Leggete qui.
Lavoravano per meno di 2 euro l'ora alcuni operai dei sei laboratori cinesi perquisiti dai carabinieri e dagli ispettori del Dipartimento del lavoro di Treviso. A svelarlo i documenti scoperti all'interno dei capannoni-azienda sparsi nella Marca trevigiana, micro imprese tutte orientali che operavano a ciclo quasi continuo per confezionare abiti, pantaloni, giacche ma anche occhiali griffati.

Non servono commenti ma solo la diffusione di tali notizie. E l'invito a boicottare chi sfrutta i lavoratori e diventa competitivo sulla pelle delle donne e degli uomini pagati con salari di fame.


Ferite dal silenzio - Fine

...continua da qui, qui e qui.

Il giorno della cerimonia è arrivato. Efia e Zakiya camminano in un corridoio di persone festanti che si congratulano con loro. Indossano abiti da sposa e si tengono per mano.
  Sono terrorizzate. I complimenti e gli auguri, urlati sopra le teste della folla, sembrano minacce. Si guardano attorno. Gli abitanti del villaggio adesso fanno paura; fanno paura perché sono tanti e perché urlano. Sono tutti felici che si compia la cerimonia; tutti tranne loro due.
  Arrivano davanti alla tenda di Ige. Efia trema. Zakiya le stringe più forte la mano. Il fatto che la sua amica abbia paura le infonde uno strano coraggio; almeno una delle due deve essere forte ora, per poter sostenere l’altra.
  Ige si affaccia sollevando un lembo della stoffa rossa. Indica Efia; sarà lei la prima. Efia si avvicina alle tende, vi entra e scompare nella penombra all’interno. Zakiya rimane sola fuori della tenda. Alle sue spalle c’è tutto il villaggio.
  Per un po’ dalla tenda non viene nessun rumore. Poi si sente qualcosa. E’ Efia. Un pianto trattenuto, ma sempre più forte, più straziante. All’improvviso un urlo. Un urlo di morte; lungo e animalesco, senza freni. Zakiya non riesce a trattenere le lacrime; sa che Efia ha disonorato la sua famiglia.
  Non resiste; scappa. Sente il villaggio muoversi dietro di lei; corre tra le tende, verso gli alberi. Poi un braccio appare da dietro una capanna e la getta a terra. E’ Kinah.
- Kinah, ti prego lasciami andare!
- Stupida! Non puoi fuggire dalla cerimonia.
  Le dà uno schiaffo in pieno volto e la guarda negli occhi. Poi le tende una mano e la aiuta ad alzarsi. Afferra la stoffa del vestito e la trascina verso la tenda. Mute lacrime scivolano sulle guance di Kinah; sono quelle lacrime a vincere ogni resistenza di Zakiya.
  Quando torna alla tenda non si sente più nessun rumore. Efia è ancora dentro. Per un bel po’ non succede nulla. Zakiya è ferma e aspetta. Poi la stoffa rossa si solleva. Escono Ige ed Efia. La ragazza è pallidissima eppure cammina. Barcolla accanto a Zakiya; sembra non riconoscerla.
Ige è rimasta sulla soglia; guarda Zakiya intensamente, poi rientra.