23 febbraio 2011

La prima storia

La più grande speranza di Eva è che a questa rubrica (e anche a questo blog) venga a mancare quanto prima la propria ragion d'essere, perché saremo finalmente riusciti a creare un Paese dove la parità sia un dato di fatto.
Visto che però c'è ancora un po' di strada da fare, ci è parsa una buona idea inaugurare la sezione con la storia non di un successo ottenuto, ma tutto da scrivere. Una sorta di augurio per tutte le Eva che devono ancora cominciare a scegliere.

Alcuni mesi fa, sono andata a sentire la conferenza di un noto giornalista e blogger, Paolo Attivissimo, incentrata sullo sfatamento delle teorie complottiste secondo le quali non siamo mai andati sulla Luna.

Di guerra in guerra


Quel che sta succedendo nel mondo islamico, e in quei paesi dove il mondo femminino rappresenta un argomento controverso sotto tutti i punti di vista, non poteva non riportarmi alla mente il lavoro di Shirin Neshat.
Le sue opere trattano la figura femminile nel mondo islamico, ma non seguono la solita scia della denuncia, sulle limitazioni che le donne subiscono. Il suo scopo è quello di fotografare la donna che cerca di mantenere la sua identità in un mondo che nel suo mutare continuo la vuole scissa in due parti: tradizione da una parte e avanzamento/progresso dall'altro.

Dichiarazione di principio

Ich bin ein Bengasiern.




Foto: The National, http://tinyurl.com/6ef283k

22 febbraio 2011

Una donna che legge vale doppio


Anche se non pratica del lago, la signora decide di uscire in barca.

Accende il motore e si spinge ad una piccola distanza: spegne, butta l'ancora e si mette a leggere il suo libro.

Arriva una Guardia Forestale in barca. Si avvicina e le dice: "Buongiorno, Signora, Cosa sta facendo?"
"Sto leggendo un libro" risponde lei (pensando non è forse ovvio?!?)
"Lei si trova in una Zona di Pesca Vietata" le dice.
"Mi dispiace, agente, ma non sto pescando. Sto leggendo."

A qualcuno piace il pesce

Ho messo piede in cucina per la prima volta, e non come utilizzatore finale, dopo essermi sposato. Nel senso che mia moglie cucinava (e le piaceva davvero) ed io facevo lo sguattero, mettendo ordine dove lei metteva disordine; poi apparecchiavo, servivo in tavola, sparecchiavo e lavavo i piatti.
Sia detto tra parentesi, mia moglie doveva essere una seguace della filosofia secondo la quale l'uomo si prende per la gola: prima di sposarmi, si presentò a casa mia in regolare tubino nero e tacco dodici di ordinanza, ma anche con tutto il necessario per fare i ravioli in casa.
Un passo alla volta, ho cercato di emanciparmi, ed ho conquistato la parità: un posto davanti ai fornelli, con l'accordo che il primo che rientra a casa cucina.
Ho scoperto che cucinare mi rilassa: non sono un cuoco creativo, e rabbrividisco davanti ai menù dei cosiddetti grandi, preferirei digiunare piuttosto che sedermi davanti ad un piatto di Ferran Adrià, e mi accontento di solida cucina regionale, tra Roma, Napoli e Basilicata, lì dove sono le mie origini.