18 maggio 2011

La rassegna stampa di Eva del 17 maggio: le notizie da non perdere

Non ci siamo dimenticati di te, cara Ruby, nonostante le elezioni, o a dispetto di queste, nonostante quest'altra notizia che ci lascia, basiti ma non troppo, nonostante i tuoi cari estimatori ti abbiano lasciato all'oblio mediatico, noi ci siamo a darti una pacca sulla spalla, chiedendoci però, della tua gioventù cosa rimane? Di una gioventù, che secondo il censis è da affidare al WWF per l'essere una specie in via di estinzione. Si rimane poco a quanto pare, neanche Jurassic Park può far miracoli. E parlando di miracoli, generalmente affidati alla religione portare alla vostra attenzione questa notizia è nostro dovere. Non è presa di posizione, ma qualcosa che va oltre sfugge al controllo del comprendere umano. Se a quanto eltto fino ad ora, su questa gioventù, bruciata, in via di estinzione o manomessa dal principio c'è chi la parola gioventù non l'assapora neanche. E rimane fermo immobile, bambino. Senza avanzare nella vita.

E cosa dire di chi ha una vita a rendere? Come le bottiglie vuote da riconsegnare al distributore. Ma qui da rendere c'è ben poco. E rimane solo un mucchio di cocci. Da risistemare alla menopeggio.

Ma non tutto è perduto secondo la scienza, perchè c'è ancora speranza, se da piccoli si dedica più tempo alla lettura delle favole. Quindi spegnete la televisione e aprite il libro a pagina....

Le favole sono una bella invenzione, ma qualcuno a volte in un attacco di fantasia eccede e trasforma la storia di cenerentola in una storia dark.

Concludiamo questa rassegna con una notizia che riguarda chi le notizie, perdonatemi la ripetizione, le fà.

Ma questa non è la conclusione vera e propria, trovando l'ispirazione dall'articolo del Censis, sulla gioventù non posso fare a meno di ricordare questo film
Con la speranza che arrivi per tutti noi un attimo in cui possiamo sentirci "forti abbastanza da riconoscere il momento per essere generosi" e capaci di guardare all'indietro nelle nostre vite e riconoscere che un tempo eravamo la meglio gioventù.

17 maggio 2011

Ferite dal silenzio - Parte Terza

Continua da qui e  qui


Zakiya siede all’aperto, nella polvere. Nella luce ambigua del crepuscolo i piccoli coni delle capanne sembrano tanti formicai. Questa notte ci sarà la luna piena. La vecchia Ige è già arrivata.
Manca poco alla cerimonia. Poche albe; poche notti. Potrà giocare ancora con Efia dopo? No, sarà una donna. Dovrà comportarsi come ci si aspetta da un’adulta.
Mene è nella capanna, le sta preparando il vestito per la cerimonia, un vestito da sposa. Dopo la cerimonia non sarà più la stessa, le hanno detto. I doni che le faranno saranno il suo patrimonio e lei se ne dovrà occupare.
Cosa starà facendo Efia? Forse dorme già. Anche lei dovrà indossare un vestito da sposa. Sfileranno tra le capanne e tutti le guarderanno. Per questo le loro madri ci tengono a cucire un bel vestito.
Sarà vero che Ige parla con gli spiriti? Questa sera la hanno aiutata a costruire la capanna che si è portata. Una capanna tutta di stoffa rossa. Tenda, ha detto che si chiama. Sarà lì che si terrà la cerimonia; quindi deve essere una capanna speciale.
Zakiya ha sempre timore della cerimonia. Non riesce a togliersi dalla mente quello che le ha detto sua sorella Kinah. Ma ha imparato a convivere con la paura, è diventata parte delle sue giornate. La cerimonia non si può evitare, l’ha dovuta accettare per forza.
Una lucertola le si avvicina; le passa tra le gambe. Zakiya la vede, potrebbe catturarla. Ma la lascia andare, e la lucertola si allontana nella polvere, sotto lo sguardo inerte di Zakiya.
Sono i suoi ultimi momenti da bambina, ma lei ancora non lo sa.

In un ristorantino in Rue des Pyrènèes c’è una donna che piange davanti a un piatto di lapin à la moutarde. Non è sola. Racconta qualcosa all’amica che è con lei, qualcosa che, dai tavoli vicini, tutti tentano di origliare.
- L’ha ucciso! E’ pazzo, è pazzo!
- Ma come fai a sapere che è stato lui?
- E chi altro, Odette? Come ho fatto a essere così stupida! Dovevo cambiare la serratura il giorno stesso in cui mi ha bucato le gomme. Invece no. L’ho cambiata oggi, dopo due settimane. Doveva succedere questo! Che stupida, lo sapevo che lui aveva le chiavi. E’ colpa mia se Théo non c’è più.
- Assolutamente no. Questo non lo devi pensare, Anne-Sophie. E’ lui che è malato, deve andare da uno psichiatra. Anzi bisogna rinchiuderlo, è pericoloso.
- Sì, hai ragione. Bisogna rinchiuderlo. Non ci posso pensare, continuo a rivederlo lì il mio povero Théo. Sembrava che dormisse...
- Aspetta, vediamo se ho capito. Quando sei uscita era tutto normale no? E nemmeno a lavoro è successo nulla di strano?
- Ma sì, ma sì! Théo era anche venuto a svegliarmi. Stava bene.
- Quando sei tornata stava sul divano. E vicino c’era quella lettera.
- Era tutto bagnato. L’ha affogato quel mostro! Mon petit; era ancora un cucciolo.
- E che diceva la lettera? Te lo ricordi?
- Sì, diceva...qualcosa come: “Ora sai cosa si prova ad avere bisogno di qualcuno”
- Mon Dieu... Devi fare qualcosa, farti aiutare.
- Lo so. Andrò a stare dai miei per un po’, a Champeaux. La campagna mi farà bene.
- Sì penso anch’io.

Laleh è distesa sul letto. Feroz si sta rivestendo in fretta. E’ quasi buio, Amir sta per tornare dal lavoro. Rischiano tanto, troppo. Feroz se ne deve andare subito.
Scende dal letto per salutarlo. Si avvicinano per l’ultimo abbraccio di quella sera. Un rumore li blocca. E’ il motore di una macchina. Si avvicina, cresce di intensità e poi si ferma. La macchina si è fermata lì davanti. E’ Amir!
Non c’è tempo di parlare. Feroz esce dalla stanza e corre giù per le scale. Esce dalla porta di servizio, ma Amir ormai è fuori della macchina. Lo vede.
- Hei tu, fermati! Chi sei?
- ...
Feroz corre via nella penombra. Laleh, pietrificata, guarda tutto dalla finestra. Amir alza lo sguardo e i loro occhi si incontrano. Inizia a vestirsi. In fretta! Sente i passi del marito nell’ingresso, li sente per le scale. Non farà in tempo, è vestita a metà. Amir apre la porta della camera da letto.
- Chi era quello in casa nostra? E che ci fai così svestita?
  Laleh non sa che dire, non esistono scuse. Rimane a bocca aperta, gli occhi spalancati. Scoperta.
- Laleh, pazza! Cosa hai fatto?
- Io... Io..
- Chi era quello? Dimmelo! La deve pagare!
- Lui... lui non c’entra! Sono io.
- Eccome se c’entra. E tu, troia, ci hai disonorati!
 Amir le dà uno schiaffo. Laleh piange. Un altro, un altro ancora. Anche Amir piange. Di rabbia forse, di dolore? Prende un bastone. Laleh urla. Ha paura. La colpisce col bastone, più volte. Lei cade a terra. Ha del sangue tra i capelli. Ancora un colpo; poi sviene.


...continua



La rassegna stampa di Eva del 17 maggio

La nostra rassegna stampa sarà oscurata dai risultati elettorali, perchè tante situazioni sono in evoluzione. Qualcosa è cambiato nel paese, lo sentiamo. Avremo tempo e modo di commentare la spinta forte di cambiamento che, per noi ha un punto fermo nella manifestazione di "Se non ora quando". Crediamo che la forza gentile degli uomini e delle donne, la determinazione, la costanza, l'entusiasmo siano alla base di questo mutamento.

Ma, rimbocchiamoci le maniche e diamo un'occhiata alle notizie di Eva. La malattia invalida l'idoneità di una donna ad essere mamma? Pare proprio di si. Un magistrato, donna, nell’emettere la sentenza, ha citato il parere della psicologa forense Helen Brantley – un’altra donna - secondo cui “il decorso della malattia è ignoto e quindi più contatto i figli hanno col genitore non malato, meglio sarà per loro”. “I bambini dividono la loro esistenza tra mondo col cancro e mondo senza cancro”, ha testimoniato in aula la psicologa, “vogliono un’infanzia normale e questa non è possibile con un genitore malato”. Questo non ci piace.
Ma non ci piace neanche che le donne comandino in guerra. “Signora Clinton” chiede Lucia Annunziata, “in questa guerra molte donne ricoprono posizioni di comando (…). E’ la guerra ad aver cambiato natura o sono le donne ad aver cambiato natura?”.
Il tema è l’intervento militare in Libia. Due donne forti, risolute, dalle facce vissute, di chi ha un percorso intenso di vita alle spalle, che parlano del mondo. Un’immagine rivoluzionaria in tv. Chi (soprattutto se donna e femminista) stava guardando la scorsa domenica la trasmissione “In ½ ora” ha aspettato con una certa trepidazione la risposta. Probabilmente è restata delusa.

16 maggio 2011

Aracnophobia.


Quante volte abbiamo pronunciato la parola libertà per assoporarne il gusto e farlo nostro. Proprio quando di libertà neanche a pagarla oro la si trovava in giro?.
Non che non siamo liberi, ufficialmente viviamo in un paese libero.
La mancanza di libertà di cui parlo è quella che avvertiamo quando non siamo liberi di: parlare, condividere, sognare, creare, ridere, esprimere noi stessi nel quotidiano.

Anche fare un urlo davanti ad uno schermo se i dati di un file excel non quadrano. Senza preoccuparci che gli altri ci guardino con occhi sbarrati.

E' stupido penserete voi, ma riflettete... quante volte non avete sorriso o fatto una cosa che davvero vi liberava raggelati dal pensiero: chissa cosa pensa mia madre se mi presento con i capelli viola?

Da questa riflessione lontana sono arrivata ad individuare l'artista di oggi: Louise Bourgeois.
Scelta quando l'occhio mi è caduta su questa sua frase: "Vari anni fa ho chiamato una mia scultura One and Others . Potrebbe essere il titolo di molti miei lavori successivi: la relazione tra l'individuo e ciò che gli sta intorno è un pensiero che non mi abbandona mai. Può essere casuale o stretta, semplice o complessa, sottile o ottusa. Può essere dolorosa o piacevole. Soprattutto può essere reale o immaginaria. E' su questo terreno che cresce tutto il mio lavoro. I problemi di realizzazione - tecnici e persino formali e estetici - sono secondari; vengono in un secondo momento e possono essere risolti".

E da qui l'idea, questa artista morta il 31 maggio dello scorso anno all'età di 98 anni, è perfetta per le Eve di ogni tempo.

La rassegna stampa di Eva (supplente) del 16 maggio

La rassegna stampa di questo 16 maggio ha come parola chiave l'amicizia. 
Il bello delle stanze di Eva è che è fatto da donne e uomini veri, anche se amici di rete. Non quelli patinati, rifatti, lucidi e lisciati e che troppo spesso indossano la maschera di un sorriso finto.
Le donne di Eva sono donne che si incontrano al supermercato e sul bus, che vanno in bicicletta o guidano quasi impaurite nel traffico cittadino, che lavorano dietro allo sportello delle poste o nei reparti degli ospedali, che puliscono le aule o insegnano ai bambini, che per due o tre volte al giorno, per tutti i giorni dell’anno, devono mettere qualcosa in tavola per la famiglia senza che qualcuno dica grazie, che devono occuparsi/preoccuparsi di figli, nipotini, genitori, suoceri…
Ma, purtroppo, il mondo di Eva ogni giorno è costretto a registrare un vero e proprio bollettino di guerra: chi non s'indigna è complice. Si definisce "terribile avventura di una giovane donna" una storia di violenza e tortura e non si da nome e cognome senza camuffamenti o giustificazioni. E quella che doveva essere una bella serata per due minorenni si è trasformata in orrore. La portava a conoscere i genitori (si usa molto al sud presentare la fidanzatina ai genitori: è un gesto di fiducia e di rispetto) e invece..... ora sono agli arresti domiciliari perchè incensurati.
E che dire? Su tutte le prime pagine c'è la notizia della giornata: sembra di rivivere una puntata di "law and order"  con la moglie che lo difende "comunque". Ma noi siamo garantisti e aspettiamo l'esito delle indagini, anche se non ci è piaciuto quel rimarcare il lavoro di cameriera della donna che ha denunciato la violenza.
In questo mondo di bruti vogliamo lasciare un pò di notizie utili?
Scade il 15 giugno il Bando Europeo per il Programma Progress.
Il Programma PROGRESS si rivolge - con un invito a presentare progetti - alle autorità nazionali responsabili per le pari opportunità e la non discriminazione affinché realizzino azioni finalizzate a combattere le discriminazioni e a promuovere le pari opportunità. L’invito, dotato di un budget di 4.000.000 euro, punta a sostenere diverse attività, dalla formazione alla promozione delle buone prassi. Ma anche eventi di sensibilizzazione, l’organizzazione di una giornata della diversità e la realizzazione di studi e indagini a livello nazionale trovate tutte le indicazioni qui!
Prorogato al 31 maggio 2011 il Premio "quando le donne criticano il cinema"
E' un concorso di critica cinematografica per giovani donne di età compresa fra i 18 e i 32 anni, che Artemedia organizza e promuove. Un progetto ambizioso teso a valorizzare la creatività delle donne, a lanciare nella sfera della critica cinematografica nuovi talenti femminili e a costituirsi come spazio di riflessione sulle peculiarità femminili nell’ esercizio dell’attività critica. Una Giuria composte da sole donne, professioniste del settore, e presieduta dal critico dell’Europa Paola Casella, valuterà le recensioni con cui le concorrenti vengono chiamate a partecipare.
Lo so, sono ciarliera, ma oggi non posso non ricordare di quando giocavo a The Sims1. Ho dovuto imparare per capire se le mie figlie si lanciavano in giochi pericolosi e da allora..... Ma abbiamo scoperto che anche Giovanardi è contro questo gioco: Lobby pubblicizzano i matrimoni gay. Inutile negare che il Ministro della famiglia è ossessionato dalle unioni gay e allora si lancia in amene esternazioni. Però a noi piacciono Ikea e The Sims. Per favore nessuno ci tocchi i Pirati dei Carabi della Walt Disney.